A proposito di alcune questioni di numismatica cirenaica morepublished in “Numismatica e Antichità Classiche. Quaderni Ticinesi”, XXXVIII, 2009 |
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A PROPOSITO DI ALCUNE QUESTIONI DI NUMISMATICA CIRENAICA
Premessa La zecca di Cirene fu una delle più importanti del mondo greco, operante già prima della fine del VI secolo a.C. Il suo sviluppo in età arcaica è già sufficientemente delineato1), per quanto scavi recenti abbiano restituito tipi assolutamente inediti dai quali si trae l’impressione che ci si debba aspettare ancora elementi di novità 2). In età classica ebbe un’importante produzione argentea e rare emissioni auree 3), mentre in epoca ellenistica, alle coniazioni piuttosto corpose in questi due metalli, si sommarono emissioni bronzee di proporzioni straordinarie, soprattutto nelle ultime fasi precedenti la cessione della Cirenaica a Roma4). Monete enee di dimensioni contenute, comprese tra g 4 -5 e 1,5 e mm 23-24 e 12-15, furono emesse da Tolomeo VIII, Tolomeo IX e Tolomeo Apione (163-96 a.C.) in quantità talmente ampie che oggi costituiscono il leit-motiv dei rinvenimenti monetali effettuati in Cirenaica, siano essi riconducibili a contesti di scavo o a ritrovamenti casuali 5). In età romana l’attività della zecca di Cirene continuò saltuariamente fino all’epoca di Tiberio, quindi si interruppe per lasciare spazio a emissioni che, coniate a Roma, erano destinate a una circolazione prevalente in Cirenaica, normalmente caratterizzate da tipi che riconducevano all’area di circolazione, ossia essenzialmente dal busto di Ammon6). Relativamente al periodo romano di attività delle officine monetarie di Cirene, contributi anche piuttosto recenti hanno tratteggiato lo sviluppo delle
1) 2) 3) 4)
5)
6)
Cfr. innanzi tutto BMC, Cyrenaica. Cfr. inoltre LARONDE 1996. BUTTREY 1997, pp. 10-12; GORINI c.s. NAVILLE 1951, pp. 15-19. Dopo l’edizione del Robinson un nuovo bilancio delle emissioni bronzee di Cirene è delineato in BUTTREY 1997, pp. 35-51. BUTTREY 1980, pp. 336-337; BUTTREY 1997, p. 6; JAWORSKY 2005, pp. 83-84; ASOLATI 2006, p. 182. Si tratta di emissioni in passato ascritte prevalentemente alla zecca di Caesarea e ora unanimemente attribuite a Cirene o alla zecca di Roma per una circolazione cirenaica: su questo punto cfr. in particolare ASOLATI, CALLIARI, CONVENTI, CRISAFULLI 2009.
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emissioni 7), ma nuovi dati, che abbiamo acquisiti nel corso dello studio dei ritrovamenti monetali cirenei 8), consentono ora di puntualizzare alcuni elementi circa le fasi iniziali della produzione romana di questa zecca e di illustrare una emissione tiberiana finora sconosciuta la quale pone una serie di problemi riguardo a quelle già note di questo Augusto. Di tali nuove evidenze si dà conto nel testo che segue, a margine del quale si è ritenuto opportuno aggiungere un ulteriore spunto di riflessione. Infatti, in relazione all’analisi del primo di questi due ultimi aspetti, è emersa anche l’importanza di A. Duchalais, uno studioso francese della metà dell’Ottocento: il significato notevole del suo contributo sotto il profilo dei ritrovamenti monetali di ambito cirenaico è stato in seguito quasi completamente trascurato, malgrado la ricchezza delle informazioni fornite e l’accuratezza delle attribuzioni proposte. L’emissione Roma/Ape e l’inizio delle coniazioni provinciali nella zecca di Cirene Tra le emissioni monetarie della Provincia romana Creta e Cirenaica si conta una serie recante al dritto una testa elmata di Roma e al rovescio un’ape. Si conoscono tre varietà: 1) D/ Testa elmata di Roma a destra. R/ Ape. 2) D/ Testa elmata di Roma a sinistra; sopra, RWMI (retrogrado). R/ Ape. 3) D/ KPHT; testa elmata di Roma a destra. R/ Ape; ai lati, K-Y/P-A9). Stante l’omogeneità dei tipi, a queste si riconosce la medesima origine che va ricercata nell’ambito della provincia Creta e Cirenaica, il cui assetto si ebbe soltanto nel 67 a.C.: la datazione è incerta, ma generalmente gli studiosi concordano nel farla coincidere grosso modo con questo momento storico.
7) 8)
9)
Cfr. BUTTREY 1983; RPC, I, pp. 216-243. Ancora una volta devo ringraziare Mario Luni per la disponibilità accordataci nel corso dello studio delle monete provenienti dagli scavi cirenei. Un sentito ringraziamento va inoltre indirizzato a Abdulgader Mzeni, Direttore del Museo Archeologico di Cirene e Direttore del Dipartimento delle Antichità, il quale con entusiasmo ha sostenuto il nostro lavoro. Sulla circolazione monetaria di età antica, bizantina e islamica a Cirene cfr. i recenti contributi ASOLATI 2006; ASOLATI c.s.a; ASOLATI, BAUDEN c.s.; ASOLATI, CALLIARI, CONVENTI, CRISAFULLI 2009, particolarmente le note 18, 65, 72-73 e il testo corrispondente; GORINI c.s. Cfr. RPC, I, nn. 904-906.
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Quale fosse la zecca produttrice è elemento meno sicuro e piuttosto controverso. Buttrey10) propone che questa serie vada intesa come «exclusively Cretan in origin» e «undoubtedly Cretan» e di recente gli autori del primo volume del Roman Provincial Coinage hanno proposto dubitativamente la zecca cretese di Gortyna11). In entrambi i testi, infatti, si mette in evidenza come le caratteristiche formali del tondello e i tipi impiegati trovino confronti stringenti con monete precedenti e contemporanee di produzione cretese 12). Tali argomentazioni riprendono sostanzialmente quella formulata dal Robinson nel 1927 nella premessa del catalogo delle monete greche della Cirenaica del British Museum di Londra13). Questo autore, però, pur sottolineando tali caratteristiche, che avrebbero potuto indurre ad ascriverne l’emissione a Creta, inseriva la serie tra le monete coniate a Cirene. Soltanto nella prima pubblicazione di Buttrey si accenna a provenienze14), mentre in RPC, I, si denuncia l’assenza di notizie circa rinvenimenti di esemplari del genere. In realtà al momento della pubblicazione del I volume dell’RPC erano disponibili alcune indicazioni riguardanti ritrovamenti di questo tipo di monete in Cirenaica, indicazioni che forse avrebbero potuto indirizzare verso una soluzione differente. Infatti, un esemplare era edito dal Laffranchi nel 193215) come proveniente dalla Cirenaica e attualmente fa parte delle civiche raccolte numismatiche milanesi. Un secondo pezzo era stato pubblicato nel 1965 e proviene da rinvenimenti di superficie nell’area di Euesperides 1965 16). Inoltre, era possibile impiegare anche i dati noti attraverso una serie di contributi risalenti alla metà dell’Ottocento, aventi come autore A. Duchalais, il quale si era occupato, talvolta in maniera specifica, proprio di questa emissione 17). In particolare due di questi articoli riguardano principalmente monete donate alla Bibliothèque Nationale dall’ambasciatore francese Joseph Vattier de Bourville dopo un suo
10) 11) 12)
13) 14) 15) 16)
17)
BUTTREY 1983, p. 39, nota 24. RPC, I, p. 217. L’ape ricorre su emissioni bronzee di Aptera (cfr. SVORONOS 1890, tav. I, nn. 14, 16, 32-33 e tav. II, nn. 9, 14), Elyros (cfr. SVORONOS 1890, tav. XII, nn. 9-17), Hyrtakina (cfr. SVORONOS 1890, tav. XVIII, nn. 7-10), Lisos (cfr. SVORONOS 1890, tav. XX, nn. 35-36), Praesos (cfr. SVORONOS 1890, tav. XXVIII, nn. 9-11, 15-16), e, come elemento iconografico secondario, su tetradracme di Gortyna databili a partire dal 67 a.C. (cfr. RPC, I, nn. 901-903). BMC, Cyrenaica, pp. ccxi-ccxii. BUTTREY 1983, p. 39, nota 24: si cita il rinvenimento da Euesperides (v. infra, nota 16). LAFFRANCHI 1932, p. 68, no. 2. BOND, SWALES 1965, no. 137. Questo rinvenimento è ricordato in BUTTREY 1983, p. 39, nota 24. DUCHALAIS 1850; DUCHALAIS 1851, p. 81; DUCHALAIS 1852, pp. 334-335.
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viaggio in Cirenaica, e a Cirene in particolare, nel 1848 18). Stranamente di questi contributi nel corso del tempo sembra quasi si sia perduta memoria, o per lo meno della provenienza dei pezzi in questi editi. Tali pezzi in seguito sono divenuti a loro volta oggetto di ulteriori pubblicazioni, quasi sempre, però, prive dell’indicazione di rinvenimento. Dunque, oggi l’interesse dei contributi del Duchalais sta proprio nella possibilità di riscoprire la pertinenza cirenaica, o più probabilmente cirenea, di molte monete per altri versi già edite e ampiamente note, ma oramai avulse dal loro contesto di rinvenimento. Tra una serie di altri casi piuttosto eclatanti che segnaliamo in seguito, ricordiamo anche quelli relativi a due esemplari del tipo su indicato Roma/Ape, entrambi altrimenti noti: 1) DUCHALAIS 1850, tav. XVI, no. 5 = DUCHALAIS 1951, p. 81, no. 21 = DUCHALAIS 1852, p. 334, no. 1 = FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860 -1861, I, p. 29, no. 100 = BMC, Cyrenaica, p. ccii, no. 1b = RPC, I, tav. 51, no. 905 (Paris 3181a) (fig. 1). 2) DUCHALAIS 1951, p. 81, no. 22 = DUCHALAIS 1852, p. 334, no. 2 = FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860 -1861, I, p. 29, no. 101 = BMC, Cyrenaica, p. cciii, no. 1f = RPC, I, tav. 51, no. 906 (Paris 3181) Pertanto, in definitiva nel 1992 assommavano a quattro le monete del tipo Roma/Ape edite con provenienza cirenaica accertata: due probabilmente da Cirene, pubblicate da Duchalais, una genericamente dalla Cirenaica, edita da Laffranchi, e la quarta da Euesperides nota grazie all’articolo di R. C. Bond e J. M. Swales. A queste, peraltro, ora possiamo aggiungerne altre nove di cui si può documentare la pertinenza cirenaica. La prima fa parte delle collezioni numismatiche del Museo Bottacin di Padova19) (fig. 2): il pezzo appartiene a un gruppo di monete donate al Museo il 29 aprile del 1912 dal Sig. Cesare Levi Civita, «monete portate da soldati italiani reduci dalla Cirenaica…» 20). Gli altri otto esemplari sono conservati presso il Museo Archeologico di Cirene e risultano rivenuti nell’antico centro greco o nel suo territorio. Quattro
18)
19)
20)
Sulla figura di J. Vattier de Bourville e sul suo viaggio a Cirene nel 1848 cfr. innanzi tutto le sue stesse relazioni in VATTIER DE BOURVILLE 1848; VATTIER DE BOURVILLE J. 1849; cfr. inoltre LUNI 2006, pp. 27-28. Museo Bottacin di Padova, serie greca, no. 6418: un sentito ringraziamento va indirizzato alla dr.ssa Roberta Parise, vice-conservatore di questo istituto, per avere concesso di riprodurre la foto della moneta in questa sede. Cfr. RPC, I, no. 905 l’esemplare conservato a Padova. ASOLATI c.s.b.
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di questi rispondono alla prima variante (figg. 3-6), due alla seconda (figg. 7-8) e altri due alla terza (figg. 9-10) 21). Complessivamente sono tredici le monete appartenenti a questa emissione che, attraverso fonti diverse, si possono ricondurre a una localizzazione cirenaica di rinvenimento: significativo, peraltro, è che appartengano a tutte e tre le varietà note. Al contrario, a Creta e, nello specifico, nella stessa Gortyna 22) non sono documentati pezzi simili 23). Il quadro delle attestazioni di queste emissioni, dunque, risulta nettamente sbilanciato in favore della Cirenaica e di Cirene in particolare, e impone che vada rivalutata l’ipotesi di una possibile assegnazione a quest’ultima, già formulata dal Duchalais 24) e ribadita dal Robinson 25). Ciò anche in considerazione delle caratteristiche generali della circolazione monetaria che possiamo documentare in Cirenaica dall’età ellenistica alla prima età imperiale. Infatti, questa regione fu piuttosto impermeabile alla penetrazione di valute straniere prima e della zecca urbica o di quelle di altre province poi 26). Tale chiusura appare ancora più evidente se consideriamo che, dopo la creazione della provincia romana, Creta e la Cirenaica furono interessate da un reciproco scambio di monete molto modesto, malgrado talvolta avessero dato corso a emissioni «gemelle», contraddistinte dal medesimo sistema di valori e dalla stessa base ponderale, coniate da una sola autorità emittente proconsolare 27). In questo contesto, quindi, mal si concilierebbe la presenza di tredici rinvenimenti del tipo Roma /Ape con l’ipotesi di una loro produzione cretese. Perciò, crediamo che i dati in nostro possesso possano essere sufficienti ad affermare che questa emissione sia riconducibile alla zecca provinciale di Cirene, che, dunque, cominciò a coniare moneta sotto il controllo romano già nel 67 a.C. circa, dopo un’interruzione dell’attività durata approssimativamente trent’anni 28).
21)
22)
23)
24) 25)
26) 27) 28)
Soltanto di alcune di queste sono disponibili i dati pondometrici: 1) g 14,62; mm 24; h 6; 2) g 11,78; mm 24; h 12; 3) g 13,83; mm 23; h 12; 4) g 13,26; mm 23; h 4; 5) g 13,12; mm 21; h 6. Per Gortyna cfr. DI VITA 1988; GARRAFFO 1997; GARRAFFO 1999; GARRAFFO 2001. Per Cnosso v. JACKSON 1973; PRICE 1992. V. inoltre SIDIROPOULOS 2000. Un esemplare di questo tipo è stato rinvenuto, però, ad Atene (cfr. KROLL 1993, no. 1033). Cfr. DUCHALAIS 1851, p. 81; DUCHALAIS 1952. Cfr. BMC, Cyrenaica, pp. ccxi-ccxii: l’attribuzione del Robinson, però, non è del tutto certa e si ammette l’eventualità di una zecca cretese soprattutto sulla base dello stile del tondello e del tipo dell’ape. Cfr. BUTTREY 1997, pp. 6-7; ASOLATI 2006, p. 182. GRANT 1946, pp. 57-58; BUTTREY 1983; RPC, I, pp. 218-221. Le ultime emissioni tolemaiche a Cirene risalgono all’età di Tolomeo Apione (104/101-96 a.C.).
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Quanto alle caratteristiche che avevano fatto propendere Buttrey e gli autori dell’RPC, I per una zecca cretese sembra possano essere almeno in parte riconsiderate: il tondello spesso e rozzo, l’«old-fashioned dumpy flan» 29), infatti, può essere facilmente paragonato con quelli delle prime fasi di coniazione del bronzo a Cirene (ca. 323-312 a.C.), le quali presentano il medesimo stile produttivo 30). Meno facilmente spiegabili, invece, sono le scelte tipologiche, anche se la proposizione della testa di Roma è un evidente richiamo al governo provinciale e non necessariamente va ricondotta alla zecca di Gortyna che pur produsse tetradrammi con un dritto analogo 31). A tal proposito va evidenziato come su questi ultimi, accanto alla testa elmata di Roma, compaia la legenda RWMAS, mentre sulla serie bronzea, così simile sotto l’aspetto tipologico, la legenda sia RWMI, forse proprio per alludere a una differente zecca di emissione. D’altro canto l’adozione del tipo dell’ape appare effettivamente più consono a una coniazione cretese. Tuttavia non è escluso che vada intesa in una logica di scelte tipologiche imposte dall’autorità romana, logica che avrebbe potuto privilegiare una raffigurazione rappresentante la provincia in genere e non le singole componenti geografiche: infatti l’ape, che certamente trova riscontri pregnanti nella monetazione cretese precedente e significativi rimandi ai culti locali, in qualche modo sembra trovare cittadinanza anche in Cirenaica. Come già sottolineato da altri 32), proprio in Libya la ninfa Cirene generò ad Apollo il figlio Aristeo, che, oltre a insegnare la coltivazione del silfio, fu l’inventore dell’apicoltura e quindi scopritore del miele 33); inoltre, secondo un’altra tradizione, in Libya quest’ultima invenzione era ascritta a un altro figlio della coppia, Autouchos 34), cui probabilmente era consacrato uno ƒerÕn a ovest della città di Cire29) 30)
31) 32) 33)
34)
BUTTREY 1983, p. 39, nota 24. Cfr. BMC, Cyrenaica, in particolare tavv. XVIII-XIX. Un esemplare della serie Roma /Ape risulta chiaramente riconiato (fig. 11; ex collezione J.-P. Righetti = Auctiones AG, Auction 29, 12 June 2003, lotto no. 349 = Fritz Rudolf Künker GmbH & Co. KG, Auction 136, 10 March 2008, lotto no. 380), ma, non essendo identificabile il tipo obliterato, non offre informazioni utili a inquadrare la questione. RPC, I, nn. 901-903. Cfr. FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, p. 37. Scholia in Aristophanis Equites, 894, (Scholia graeca in Aristophanem cum prolegominis grammaticorum varietate lectionis optimorum codicum integra, ceterorum selecta, annotatione criticorum item selecta, cui sua quaedam inseruit Fr. Dübner, Parisiis, Editore Ambrosio Firmin-Didot, 1877, pp. 66, 27-28). Sul culto di Aristeo a Cirene cfr. VITALI 1932, pp. 30-33, nn. 100-113; ENSOLI VITTOZZI 1994; BACCHIELLI 1994, pp. 55-57. Per il culto specificamente in età romana v. CALLOT 1999, pp. 37, 221-224, 276. Scholia ad Apollonii Rhodii Argonautica, II, 498 (Apollonii Argonautica emendavit apparatum criticum et prolegomena adiecit R. Merkel. Scholia vetera e codice
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ne 35). Queste considerazioni sembrano dunque corroborare l’ipotesi di una zecca cirenea, anche se l’argomentazione più significativa, a nostro giudizio, rimane il quadro dei rinvenimenti illustrato sopra. Questa attribuzione risulta particolarmente interessante anche per le implicazioni di carattere storico-monetario. Infatti l’emissione con l’ape pesa mediamente g 13,20, anche se alcuni esemplari particolarmente mal conservati inducono a ritenere questo valore leggermente inferiore al reale 36). Dalle analisi archeometriche (vedi grafico sulla pagina successiva) effettuate su uno degli esemplari del gruppo 2, conservato presso il Museo Bottacin di Padova, è risultato che la moneta è coniata su un tondello di bronzo, con una lega essenzialmente di rame cui è mescolato circa il 4% di stagno 37). Dall’insieme di questi dati sembrerebbe emergere che tale emissione si adattasse perfettamente a uno standard ponderale romano semiunciale e che quindi corrispondesse con ogni probabilità a un nominale romano da un asse: ciò implicherebbe una precoce imposizione degli usi monetari romani alla Cirenaica e rappresenterebbe uno dei primi esempi di estensione, in province di tradizione greca, dell’ordinamento monetario romano specificamente per quanto concerne il bronzo.
35)
36)
37)
Laurentiano edidit Henricus Keil, Lipsiae, Sumptibus et typis B.G. Teubneri, 1854, p. 417, 10 -11): ¢ll'Ð m\ n ['Autoucoj, n.d.a.] ™n LibÚÄ , 'Aristaioj d\ ™n tÍ KšJ e ˜ h ˜ e ˜ eØrën t¦ melissourgik¦ prwtoj. Cfr. FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, p. 37. Qui si propone che l’'AptoÚcou ƒerÒn di Tolomeo (Claudius Ptolemaeus Alexandrinus, Geographia, IV, 4), situato nei pressi di Cirene, vada letto invece 'AutoÚcou ƒerÕn: cfr. anche VITALI 1932, p. 30, no. 99. Infatti, mentre da un lato vari esemplari della serie pesano oltre g 14,00, dall’altro dei pezzi raccolti a Cirene buona parte sono in condizioni di conservazione mediocri, se non pessime: la loro media, pur essendo pari a g 13,32 e quindi superiore alla media generale della serie, è certamente poco attendibile per valutazioni inerenti lo standard di riferimento. Ad ogni modo sembra probabile che questo corrispondesse a un valore di poco inferiore a g 14,00. Si tratta di analisi non distruttive condotte presso i laboratori LAMA (Laboratori di Analisi dei Materiali Antichi) dello IUAV, diretti da Lorenzo Lazzarini, cui vanno i più sinceri ringraziamenti per la disponibilità: ad Alberto Conventi, che ha svolto le indagini archeometriche, va un ringraziamento particolare per la disponibilità. Le analisi sono state realizzate mediante microscopio elettronico a scansione (SEM) dotato di microsonda elettronica in dispersione d’energia (EDS). Il carattere estremamente superficiale di queste indagini è stato compensato dirigendo la sonda verso settori della moneta privi di patine superficiali: per i dettagli tecnici su strumentazione e tipo di analisi archeometrica cfr. ASOLATI, CALLIARI, CONVENTI, CRISAFULLI 2009, pp. 323-328.
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Spettro EDS (in ascissa Energia-KeV, in ordinata Intensità-cps) e relativa valutazione quantitativa delle componenti metalliche di un esemplare dell’emissione cirenea Roma/ape.
Questa ricostruzione però sembrerebbe non coincidere pienamente con quella proposta dal Buttrey, il quale ipotizza l’adozione di uno standard unciale per le prime emissioni provinciali di Cirene 38). Ovviamente l’autore ritiene che le prime coniazioni provinciali cirenee siano quelle di L. Lollius, datate dubitativamente dal Grant tra il 37 e il 34 a.C.39), articolate su tre nominali enei dei quali il maggiore ha un peso medio di ca. g 21: questo nominale maggiore corrisponderebbe all’asse, basato su uno standard unciale alleggerito, mentre i rimanenti due sarebbero il semisse e il quadrante. Nel formulare questa ipotesi Buttrey nega un’ipotesi di Müller 40): quest’ultimo riteneva che lo spezzato di peso maggiore battuto da Lollius fosse un dupondio prodotto su standard semiunciale e, di conseguenza, che l’articolazione dei nominali fosse dupondio/asse/semisse. A sostegno della propria ipotesi Buttrey: 1) ricorda che a Roma, nella produzione dell’asse, lo standard semiunciale viene impiegato per l’ultima volta nell’84 a.C.41)
38) 39)
40)
41)
BUTTREY 1983, p. 33. GRANT 1946, pp. 57-58. Questa datazione viene illustrata in RPC, I, p. 219, ma non esplicitamente accettata. Cfr. anche BUTTREY 1983, p. 30. Cfr. FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, pp. 169-170. Per una discussione sui nominali in uso in Cirenaica nel I sec. a.C. e sul loro rapporto con il sistema romano cfr. RPC, I, pp. 226-227. Cfr. RRC, nn. 354-355.
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e che quindi, negli anni ’40 del I secolo, si torna a produrre questo nominale su base ponderale unciale alleggerita 42): queste nuove coniazioni imperatorie avrebbero costituito il modello ponderale per quella di Lollius; 2) inoltre si sofferma sul fatto che il dupondio nasce con la riforma di Augusto e che nel corso del I sec. a.C. non viene prodotto a Roma: è difficilmente credibile che la zecca di Cirene anticipasse Roma nella produzione di questo particolare nominale. Le argomentazioni di Buttrey sono certamente rilevanti e difficilmente eludibili e ne rendono le ipotesi ricostruttive piuttosto solide e convincenti. Dando credito a queste ultime, sembrerebbe si possano sollevare serie obiezioni all’eventualità di inserire coerentemente l’emissione Roma/ape, che certamente è precedente a quella di Lollius, tra le coniazioni provinciali cirenaiche: infatti bisognerebbe prevedere che in questo contesto si fosse diffuso prima uno standard semiunciale (Roma/ape), cui avrebbe fatto seguito uno unciale alleggerito (L. Lollius) e, infine, un altro nuovamente semiunciale con le monete battute da Crassus. Tuttavia, crediamo che questa apparente incongruenza possa essere risolta, riconducendo la nostra emissione entro l’ambito dell’ipotesi di Buttrey. A nostro giudizio le possibilità sono due: 1) l’emissione Roma/ape non corrisponderebbe a uno standard semiunciale, ma unciale, e queste monete sarebbero dei semissi anziché degli assi; 2) queste monete corrisponderebbero a degli assi semiunciali e seguirebbero strettamente lo svolgimento della monetazione romana repubblicana: come abbiamo evidenziato sopra, Roma adotta lo standard semiunciale dal 91 all’84 a.C., quindi interrompe le emissioni in bronzo per circa un quarantennio, dopo il quale produce nuovamente assi su base unciale alleggerita. Se le emissioni di L. Lollius vanno ricollegate a questi ultimi, appare plausibile che la serie con il tipo Roma/ape vada connessa con le prime: infatti, la sua datazione, ossia il 67 a.C. circa, sembra ancora sufficientemente prossima all’84 a.C. da giustificare una sopravvivenza dello standard semiunciale, soprattutto in ambito provinciale. Delle due eventualità riteniamo la seconda più convincente poiché pone in stretta relazione le emissioni romane con quelle provinciali cirenee e prevede, nel caso dell’emissione Roma/ape, la coniazione di un’unità monetaria come l’asse in luogo di quella di un nominale frazionario. Una nuova emissione provinciale dell’età di Tiberio prodotta a Cirene La seconda emissione sulla quale intendiamo portare l’attenzione rientra tra le ultime prodotte nella zecca di Cirene in età romana imperiale, ossia
42)
Cfr. RRC, nn. 471 e 478-479.
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l’emissione coniata da Tiberio per Druso minore e per Germanico e Tiberio gemelli. Come già anticipato, in realtà circolarono in Cirenaica coniazioni bronzee successive a questa, prodotte in epoca traianea, adrianea e antonina 43): tuttavia, queste quasi certamente non furono battute nell’atelier cittadino, bensì furono realizzate nell’ambito delle officine monetarie della zecca di Roma e in seguito distribuite nella regione. Dunque, quella di Tiberio fu effettivamente l’ultima serie di monete che uscì dall’atelier monetario cireneo. I dati finora noti ci illustrano un’emissione articolata su tre nominali: il primo, di g 14,19 e mm 28 è considerato un dupondio; il secondo, di g 9,11 e mm 25, è considerato un asse; il terzo, di g 3,92 e mm 21 è considerato un semisse 44). Il primo e il secondo recano le medesime tipologie su entrambe le facce: al dritto, accanto alla legenda DROUSOS KAISAR AUGOUSTOU UIOS, è presente la testa laureata di Druso minore a destra, mentre al rovescio, oltre alla legenda TIB GER KAISARES, compaiono le teste affrontate di Germanico e Tiberio gemelli (figg. 12-13). Il terzo presenta il rovescio simile ai precedenti, ma al dritto è raffigurato un dromedario, a destra o a sinistra, entro corona (figg. 15-16). L’esemplare inedito che illustriamo di seguito risponde grosso modo alla descrizione del dupondio e dell’asse, ma il diametro (mm 19), il peso (g 3,80) e le proporzioni dei tipi rispetto al tondello indicano chiaramente che non si tratta di un asse di dimensioni particolarmente contenute, ma di una coniazione diversa e più piccola, con ogni probabilità di un semisse (fig. 14).
Tiberio per Druso minore, Germanico e Tiberio gemelli, semisse, ca. 23 d.C., zecca di Cyrene. D/ [---]AUGOUSTOU [---]; testa laureata di Druso a d. R / TIB • GER / [K]AIS[ARES]; le teste affrontate di Tiberio (a s.) e Germanico (a d.). AE; g 3,80; mm 19; h 9. Cfr. RPC, I, nn. 946-947, ma dimensioni e peso simili alla no. 949. Da Sidi Bu Nagela oppure da Cirene (sulla busta non si leggeva chiaramente il numero 3316 o 3366).
È piuttosto evidente, dunque, come l’esemplare completi la serie a nome di Druso e dei suoi figli, venendo a occupare il gradino più basso nella scala dei valori dupondio/asse/semisse su illustrata. In questo modo al contempo sembrerebbe escludere dalla stessa le monete con il dromedario. Non è del tutto chiaro allora come collocare quest’ultima
43)
44)
Cfr. da ultimo ASOLATI, CALLIARI, CONVENTI, CRISAFULLI 2009 per le emissioni traianee. Per quelle successive rimandiamo a Buttrey 1997 e a Roman Provincial Coinage online al sito web http://rpc.ashms.ox.ac.uk/. BUTTREY 1983, p. 35.
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emissione, ossia se si tratti di semissi che semplicemente affiancarono quelli con la testa di Druso, oppure se alludano a una serie diversa, coniata soltanto a nome dei gemelli, della quale abbiamo documentato unicamente il nominale minore. Va aggiunto, a questo proposito, che, se il semisse simile agli assi e ai dupondi per ora è rappresentato solo dal nostro esemplare, anche i semissi con il dromedario non sono certamente comuni: di quelli con l’animale a destra si conoscono tre esempi, mentre due sono i pezzi con il dromedario a sinistra45). Questo sembrerebbe implicare semplicemente che i nominali minori furono battuti in quantità ridotte rispetto ai più comuni assi e dupondi con testa di Druso, ma in alternativa potrebbe indicare che l’eventuale serie con il dromedario sia stata coniata in un numero limitato di pezzi e che possiamo aspettarci la scoperta di nominali maggiori (assi? dupondi? entrambi?). Ad ogni modo, qualunque sarà la soluzione di questo quesito, per il momento possiamo documentare una complessità maggiore rispetto al passato delle ultime emissioni provinciali della zecca di Cirene, la quale sembrerebbe implicare una articolazione maggiore dei nominali e volumi di produzione più ampi con quindi una disponibilità di denaro localmente più elevata. Ritrovamenti di moneta greca in Cirenaica dalle pubblicazioni di A. Duchalais La rilettura degli articoli pubblicati da Duchalais sulla Revue Numismatique tra il 1850 e il 1852 rivela la provenienza cirenaica, o, più probabilmente, cirenea di una quantità apprezzabile di esemplari greci di età arcaica classica ed ellenistica, oltre che di una serie di esemplari provinciali coniati tra l’età di Traiano e quella di Marco Aurelio, sulla quale però non ci soffermiamo in questa sede46). Ci limitiamo a illustrare di seguito alcuni dei casi di epoca greca che riteniamo di più facile identificazione, proprio perché riprodotti in disegno nei contributi di Duchalais, e al contempo più emblematici o più problematici, soprattutto in considerazione del fatto, come già evidenziato, che molte delle monete edite da questo autore, proprio a causa della loro singolarità o particolare rarità, sono state in seguito nuovamente pubblicate, talvolta in una nutrita serie di altri testi a stampa, senza che fosse indicata l’area di rinvenimento. Il rilievo assunto negli studi numismatici da alcune di queste ultime opere sembra che abbia comportato un progressivo smarrimento della relazione tra queste monete e la loro prima pubblicazione con il risultato di una parallela perdita del loro legame con l’ambito cirenaico in cui furono raccolte.
45) 46)
Cfr. RPC, I, nn. 948-949. Cfr. in ogni caso ASOLATI, CALLIARI, CONVENTI, CRISAFULLI 2009, in particolare note 18, 59, 65 e testo corrispondente.
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Si tratta, con rare eccezioni, di pezzi comunemente attribuiti alla zecca di Cirene e ad altri atelier cirenaici, oppure, come vedremo, attribuibili alla fabbrica monetaria di Cirene sulla base proprio del rinvenimento: nel primo caso la riscoperta della loro provenienza cirenaica, pur avendo un notevole rilievo, poco aggiunge alla definizione della produzione e della circolazione monetaria in quest’area, mentre nel secondo implica questioni attributive di maggiore importanza. Particolarmente eclatante è il caso di vari esemplari arcaici, praticamente unici, pubblicati con foto anche nel Traité di Babelon e in BMC, Cyrenaica 47) (cfr. fig. 17 e figg. 18-24):
DUCHALAIS 1850 tav. XV, n. 1 = BABELON 1901-1932 tav. XV, n. 2 = tav. XV, n. 3 = tav. XV, n. 448) = tav. XV, n. 549) = tav. XV, n. 6 = tav. XV, n. 7 = tav. LXIII, n. 19 = BMC, Cyrenaica tav. LXIII, n. 2 = tav. LXIII, n. 10 = tav. LXIII, n. 9 = tav. LXIII, n. 11 = tav. LXIII, n. 14 = tav. LXIII, n. 5 = tav. I, n. 4 tav. I, n. 3 tav. I, n. 12 tav. I, n. 11 tav. I, n. 7 tav. II, n. 6 tav. II, n. 4
Altri esempi di epoca classica ed ellenistica sono50) (v. fig. 25 ai nn. 1 e 7 e figg. 26-27):
DUCHALAIS 1850 tav. XVI, n. 151) = tav. XVI, n. 752) = BABELON 1901-1932 tav. CCLXVII, n. 9 = BMC, Cyrenaica tav. XII, n. 18 – tav. CCLXVII, n. 17 = tav. XIX, n. 4
Un altro caso del tutto particolare è quello relativo alla frazione aurea edita in DUCHALAIS 1850, tav. XVI, no. 8 (v. fig. 25), e da questi ritenuta cirenea: la moneta, però, ha un peso pari a g 1,09, praticamente caso unico nel panorama cirenaico e apparentemente incompatibile con gli standard aurei in uso nell’area. Forse proprio anche per questo motivo l’esemplare ha goduto di una no47)
48) 49) 50)
51) 52)
Tali esemplari sono editi anche in FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, I, pp. 9-10, nn. (rispettando l’ordine di DUCHALAIS 1850) 5-6, 2-4, 10, 8: degli esemplari si menziona l’appartenenza alle collezioni numismatiche della Bibliothéque Nationale, ma solo di alcuni si dà indicazione della provenienza dalla Collezione de Bourville. In nessun caso viene ricordata il ritrovamento in ambito cirenaico. L’esemplare è anche edito in LARONDE 1996, p. 159, fig. 2a-b. L’esemplare è anche edito in LARONDE 1996, p. 158, fig. 1a-b. Incerto appare il caso della moneta disegnata in DUCHALAIS 1850, tav. XVI, no. 3. Questa viene citata in FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, I, p. 82, no. 327 e quindi ripresa in BABELON 1901-1932, tav. CCLXX no. 9: qui però il D/ ha la testa a s. anziché a d., mentre il R/ è simile al disegno di Duchalais. Il pezzo poi è illustrato anche in BMC, Cyrenaica, p. clxxviii, no. 46a, tav. XLVII no. 11, ma, mentre il dritto appare simile a quello riprodotto da Babelon, il R/ è differente sia rispetto alla foto di quest’ultimo, sia all’illustrazione di Duchalais. FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, I, p. 24, no. 46. FALBE, LINDBERG, MÜLLER 1860-1861, I, p. 54, no. 235.
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tevole attenzione da parte di una nutrita serie di studiosi: è stato ripreso nel 1883 dal Six 53), il quale ricorda che il pezzo è «rapportée de Cyrénaïque par M. de Bourville», ma dubita dell’attribuzione a Cirene e ritiene l’esemplare di coniazione cipriota. Tra le monete di Cipro è posto anche dal Babelon 54), il quale però afferma che «elle pourrait appartenir à la Cyrénaïque». Lo Hill nel 192155) dice al riguardo che «this piece is said to have come from Cyrenaica, through M. de Bourville; but that collector’s cabinet contained many coins of other districts». Il Robinson 56) non inserisce la moneta nel volume della Cirenaica e la ritiene «certainly Cypriote». Infine Naville 57) la colloca tra i pezzi di incerta attribuzione e, riportando le ipotesi del Babelon e del Robinson, risolve anch’egli per una attribuzione a Cipro. Singolare in questo caso è che nessuno degli autori ricordati citi Duchalais, a parte il Six, per cui dobbiamo constatare come, pur essendo sopravvissuta la tradizione del dono de Bourville, sia andato perduto il contatto con il primo editore e con le informazioni da questi riportate. Ciò, evidentemente anche in relazione al peso, ha comportato un sempre più accentuato scetticismo sulla provenienza del pezzo (v. Hill) fino alla perdita definitiva del legame tra area di ritrovamento e moneta58). Va infine segnalato un ultimo caso del tutto singolare, riguardante l’esemplare illustrato in DUCHALAIS 1850, tav. XVI, no. 2 (v. fig. 25): questo presenta al dritto una figura stante a sinistra, la quale tende la mano verso un quadrupede, probabilmente un ariete, e al rovescio una figura armata, forse di lancia, a cavallo di Pegaso verso destra. Il pezzo fu attribuito da Duchalais a Cirene sulla base di questo ritrovamento 59), ma non compare in alcun catalogo riguardante la monetazione greca di questa zecca. Effettivamente la tipologia del rovescio è del tutto singolare rispetto alle emissioni bronzee certamente di Cirene, anche se il tipo del dritto presenta numerose affinità con esemplari aurei di età ellenistica, i quali recano
53) 54) 55) 56) 57) 58)
59)
SIX 1883, p. 372, no. 2, tav. VII, no. 19. BABELON 1901-1932, II, II, p. 719, no. 1776 e tav. CXXIX, no. 8. HILL 1921, pp. 176-177. BMC, Galatia…, p. clxxx, nota 1. NAVILLE 1951, p. 89. Non è scopo di questo studio rimettere in discussione le attribuzioni formulate riguardo a questa moneta, che a tutt’oggi rimane unica. Va tuttavia evidenziato che il peso su menzionato di g 1,05 non è in assoluto incompatibile con gli standard locali: infatti potrebbe essere inteso come un triemiobolo di peso attico (1/4 di statere) (cfr. NAVILLE 1951, p. 89), che pure rimarrebbe un caso eccezionale nella monetazione cirenea. Inoltre, dobbiamo aggiungere che per il momento in Cirenaica non sono documentati ritrovamenti di emissioni auree greche non cirenee e che questa moneta, dunque, rappresenterebbe il solo esempio noto. DUCHALAIS 1850, pp. 391-394.
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al rovescio Ammon, stante a destra con Nike e scettro, oppure stante a sinistra con scettro e mano destra al fianco, in entrambi i casi affiancato da un ariete 60) (figg. 30-31). L’esclusione di questo pezzo dalle emissioni cirenee da parte di Robinson e di Buttrey risulta, dunque, almeno in parte comprensibile, anche se lascia adito ad alcuni dubbi. Dubbi che si accrescono alla luce del rinvenimento più recente di un esemplare del tutto simile (Scavi dell’Agorà di Cirene 1964, A64-16) (fig. 28), che purtroppo si presenta in condizioni di conservazione alquanto precarie: ciononostante è chiaro che si tratta dello stesso tipo di moneta. Mancano in entrambi i casi elementi epigrafici che consentano di attribuire senza dubbi le monete a Cirene, ma la tipologia del dritto e la tecnica di realizzazione, con tondello spesso e stretto e conio di rovescio in una depressione, potrebbero indirizzare verso l’atelier cireneo. Del resto anche il rovescio, per quanto unico nel panorama delle emissioni bronzee di Cirene, potrebbe presentare affinità con un’altra emissione dello stesso atelier: si tratta di bronzi emessi da Magas con al dritto la testa di Tolomeo I e al rovescio una protome di cavallo alato a destra (fig. 29) o a sinistra 61), che potrebbe essere intesa come una protome di Pegaso, benché sia altrettanto probabile l’eventualità che sia parte di un ippocampo62). Inoltre, la proposizione di un animale a figura intera e della sua protome ricorre in modo del tutto simile anche su altre coniazioni bronzee dello stesso atelier: numerose infatti sono le emissioni con la gazzella intera, rivolta a destra o a sinistra63), alle quali si accompagna un’ulteriore coniazione, nota soltanto in due esemplari, in cui è presentata solo la protome della gazzella 64). Comunque, a prescindere da questi paralleli, va ricordato come l’impiego sui bronzi di Cirene di tipologie non ripetute non sarebbe limitato a questo caso soltanto: si vedano a titolo esemplificativo i tipi della cosiddetta tomba di Batto 65), della Nike andante a destra66), dell’arco e faretra67), del ratto canguro68), della prora di nave a sinistra69), i quali si collocano in differenti ambiti cronologici. Rimarrebbe da comprendere come mai fosse impiegato il tipo del cavalie-
60)
61) 62) 63) 64)
65) 66) 67) 68) 69)
NAVILLE 1951, rispettivamente nn. 69 e 71-76: queste emissioni sono datate al terzo periodo (331-323 a.C.). BMC, Cyrenaica, tav. XXX, nn. 8-9; BUTTREY 1997, tav. I, no. 47. BMC, Cyrenaica, p. clv. BMC, Cyrenaica, tav. XXV, nn. 13-18, 28; BUTTREY 1997, tav. I, nn. 25, 29, 32. SNG, Milano, XIV, no. 31; BUTTREY 1997, tav. I, no. 31. Un secondo esemplare proviene da Cirene (dato inedito). BMC, Cyrenaica, tav. XIX, nn. 4-5; BUTTREY 1997, tav. I, no. 22. BMC, Cyrenaica, tav. XLV, no. 13; BUTTREY 1997, tav. I, no. 23. BMC, Cyrenaica, tav. XXV, no. 19; BUTTREY 1997, tav. I, no. 37. BMC, Cyrenaica, tav. XXV, nn. 22-24; BUTTREY 1997, tav. I, nn. 26-27. BMC, Cyrenaica, tav. XXX, no. 7; BUTTREY 1997, tav. I, no. 48.
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re su Pegaso su una moneta di Cirene. Anche in questo caso ci offre Duchalais una chiave di lettura: questi a tal proposito ricorda come l’unico altro eroe greco, oltre a Bellerofonte, che riuscì nell’impresa di domare Pegaso fosse stato Perseo, e come le fonti antiche spesso confondessero i due. Fu in Libya che Medusa fu decapitata da Perseo e in Libya alcune gocce del suo sangue caddero dalla testa mozzata generando terribili serpenti. La moneta dunque potrebbe proporre due elementi fortemente legati alla mitologia cirenaica: da un lato Ammon con l’ariete, dall’altro Perseo (e non Bellerofonte). Intesa la tipologia del rovescio in questo senso, sembrerebbero cadere le possibili obiezioni a una attribuzione alla zecca di Cirene di queste monete, che potrebbero essere ricondotte, stanti le particolarità realizzative, tra le prime emissioni bronzee battute in questo atelier, ossia al ca. 323-313 a.C. o al 313-31270). In altre parole, in virtù di dati vecchi e di nuove informazioni, potrebbe riacquistare credibilità la prima attribuzione di Duchalais, la quale, vuoi perché questo autore fu ritenuto non attendibile, vuoi perché i suoi contributi passarono pressoché inosservati, non solo non è stata recepita, ma nemmeno discussa nei più importanti testi di sintesi sulla zecca di Cirene editi successivamente.
70)
BUTTREY 1997, p. 36.
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TAV. VI
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A PROPOSITO DIALCUNE QUESTIONI DI NUMISMATICA CIRENAICA ILLUSTRAZIONI Tav. I fig. 1 fig. 2 figg. 3-10 fig. 11 Tav. II fig. 12 fig. 13 fig. 14 figg. 15-16 Tav. III fig. 17 Tav. IV figg. 18-20 fig. 21 figg. 22-24
203
Esemplare del tipo Roma/Ape raccolto in Cirenaica da J. Vattier de Bourville (da BMC, Cyrenaica, tav. XXXIX, no. 1). Esemplare del tipo Roma/Ape portato dalla Cirenaica nel 1912 (Padova, Museo Civico Bottacin, no. 6418). Esemplari del tipo Roma/Ape raccolti nel territorio di Cirene (Cirene, Museo Archeologico). Esemplare del tipo Roma/Ape riconiato (Fritz Rudolf Künker GmbH & Co. KG, Auction 136, 10 March 2008, lotto no. 380). Tiberio per Druso e per Germanico e Tiberio gemelli, dupondio, ca. 23 a.C., zecca di Cirene (Cirene, Museo Archeologico). Tiberio per Druso e per Germanico e Tiberio gemelli, asse, ca. 23 a.C., zecca di Cirene (Classical Numismatic Group, Mail Bid Sale 79, 17 September 2008, lotto no. 751). Tiberio per Druso e per Germanico e Tiberio gemelli, semisse, ca. 23 a.C., zecca di Cirene (Cirene, Museo Archeologico). Tiberio per Germanico e Tiberio gemelli, semissi con il tipo del dromedario, ca. 23 a.C., zecca di Cirene (da RPC, I, tav. 53, nn. 948-949). Riproduzione della tav. XV da DUCHALAIS 1850. Monete arcaiche della zecca di Cirene raccolte in Cirenaica da J. Vattier de Bouville (da BMC, Cyrenaica, tav. I, nn. 4, 3, 12). Moneta arcaica della zecca di Cirene raccolta in Cirenaica da J. Vattier de Bouville (da Babelon 1901-1932, tav. LXIII, no. 9). Monete arcaiche della zecca di Cirene raccolte in Cirenaica da J. Vattier de Bouville (da BMC, Cyrenaica, tav. I, no. 7, tav. 2, nn. 6, 4). Riproduzione della tav. XVI da DUCHALAIS 1850. Monete di età classica ed ellenistica della zecca di Cirene raccolte in Cirenaica da J. Vattier de Bouville (da BMC, Cyrenaica, tav. XII, no. 18 e tav. XIX, no. 4). Moneta in bronzo rinvenuta a Cirene (Scavi dell’Agorà 1964, A64 -16). Magas, bronzo con il tipo della protome di cavallo alato, ca. 261-258 a.C., zecca di Cirene (Jaen Elsen & ses Fils S.A, Auction 97, 13 September 2008, lotto no. 133). Statere d’oro, magistrato Damonax, ca. 331-323 a.C., zecca di Cirene (Fritz Rudolf Künker GmbH & Co. KG, Auction 124, 16 March 2007, lotto no. 7541). Starere d’oro, magistrato Aristagoras, ca. 331-323 a.C., zecca di Cirene (Fritz Rudolf Künker GmbH & Co. KG, Auction 101, 22 June 2005, lotto no. 1048).
Tav. V
fig. 25
Tav. VI figg. 26-27 fig. 28 fig. 29 fig. 30 fig. 31