Cirene arcaica:nuove prospettive numismatiche |
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CIRENE ARCAICA: NUOVE PROSPETTIVE NUMISMATICHE
Giovanni Gorini
Durante gli scavi della Missione Urbinate a Cirene nel 2005 si è rinvenuta nell’area del tempio cosiddetto delle divinità della fecondità, già denominato Tempio Ipetrale ed ora dei Dioscuri 1, una interessante moneta arcaica in argento appartenente alla zecca di Cirene, totalmente inedita, che mi ha indotto a rivedere tutta la prima fase della monetazione di questa zecca, cercando di puntualizzare alcuni aspetti cronologici, che allo stato attuale delle ricerche mi paiono accettabili ed ampiamente condivisibili, al fine di una ricostruzione più accurata delle diverse fasi delle emissioni di età arcaica e classica di questa importante zecca greca. L’esemplare inedito si può così descrivere: Didramma arcaico o mezzo statere 2 D/ Due frutti di silfio volti verso il basso uno accanto all’altro con peduncoli pendenti da un ramo orizzontale, in alto fogliolina (?) R/ Quadrato incuso quadripartito (?), riempito con marchi irregolari. AR; diam. 20 mm; peso g 8,90 3. Datazione: 510-490 a.C. (Fig. 1) La moneta è molto interessante sotto diversi profili: quello storico, economico, metrologico e naturalmente archeologico, in quanto fornisce un utile terminus post quem per la datazione delle fondazioni del tempio arcaico. Si tratta, infatti, di un didramma del sistema euboico-attico, che appartiene al primo periodo delle emissioni cirenaiche, in cui vi è l’uso esclusivo del Rovescio a quadrato incuso e documenta come in questa fase la zecca
sia metrologicamente dipendente da quella ateniese 4. Inoltre è una variante inedita di un tipo noto di didramma 5, la cui tipologia del dritto sembra avvicinarsi al tetradrammi BMC, Cyrenaica, tav. I, n. 3 e alla dracma BMC, Cyrenaica, tav. II, n, 5 per la presenza dei due frutti e alla BMC, Cyrenaica, tav. II, n. 6 per il rovescio incuso, per quanto queste due monete siano delle dracme e non delle didramme 6. Inoltre, sembra essere la frazione (mezzo statere) degli stateri o tetradrammi che presentano al dritto due frutti, spesso disposti uno opposto e capovolto rispetto all’altro. Tale nuova moneta accresce perciò significativamente il piccolo corpus della fase arcaica di Cirene. Si presenta anepigrafa come molte delle emissioni greche arcaiche, segno quindi di una circolazione interna alla polis, dove sarà stata riconosciuta facilmente dai fruitori, ma non ancora pronta ad affrontare un mercato ‘esterno’, fase per la quale si rende necessario l’inserimento di una legenda accanto al tipo. Circa
FIG. 1 - Cirene, didramma arcaico. Cirene, Museo Archeologico (1 x 1,5).
1 Desidero ringraziare sentitamente l’amico Mario Luni che generosamente ha voluto che facessi parte della Missione Archeologica a Cirene da lui diretta e che con liberalità ha concesso che mi occupassi di questa moneta da lui rinvenuta. Un grazie particolare anche ai miei allievi Michele Asolati e Cristina Crisafulli, validi collaboratori ed aiuti insostituibili nell’affrontare tutta la tematica cirenaica. Per l’aiuto nello studio delle monete conservate nelle loro collezioni, ringrazio A. R. Meadows (Londra) e Henry Kim (Oxford), mentre per la lettura del testo di questo articolo e le informazioni fornitemi ringrazio sentitamente Wolfang Fischer-Bossert. Lo studio del Tempio dei Dioscuri e in M. Luni, Le Dioskourion de Battos découvert à Cyrène, CRAI, 2008, pp. 11-36 (con bibliografia precedente). 2 La terminologia che preferisco è quella adottata in C. KRAAY, Archaic and Classical Greek Coins, London 1976, pp. 296-297, che fa riferimento non alle divisione dello standard euboico (KRAAY, op. cit., p. 133), ma a quella derivata dai multipli attici e dalle loro sottodivisioni. 3 Cfr. E. S. G. ROBINSON, Catalogue of the Greek coins of Cyrenaica [in the British Museum], London 1927 (d’ora in avanti citato soltanto BMC, Cyrenaica), tav. II, nn. 2, 3B per il peso; tav. II, nn. 5, 6 per affinità tipologiche. 4 BMC, Cyrenaica, p. xxviii. 5 BMC, Cyrenaica, tav. II, nn. 2, 3B. 6 Un esemplare simile era nella collezione Rosen (N. M. WAGGONER, Early Greek coins from the Collection of Jonathan P. Rosen, Ancient Coins in North American Collections, New York 1983, n. 760; d’ora in avanti citato soltanto Collection Rosen), poi venduto da Münzen und Medaillen, Vente publique, LXXII, 6 Octobre 1987, n. 421 (= MMAG). Qui si nota l’uso di un conio per il didramma del tipo BMC, Cyrenaica, tav. II, 1 per coniare una dracma. Cfr. Asta Lanz, n. 78, 5 novembre 1966, n. 376.
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quest’ultimo la scelta è quella del frutto del silfio, simbolo della città e pianta culto di Cirene. Si potrebbe perciò proporre che il nostro esemplare si inserisca, proprio grazie al suo tipo, due frutti, ed al suo peso, g 8,90, nella piccola serie di tetradrammi o stateri, didrammi o mezzi stateri, dracme ed emidracme di cui mi sono noti finora i seguenti esemplari 7. Iniziamo dagli stateri: – Museo di Alessandria, proveniente dal ripostiglio di Mit Rahineh del 1860 8 (Fig. 4) – Parigi: con i frutti contrapposti 9 (Fig. 5) per passare poi ai relativi mezzi stateri o didrammi, di cui conosco solo i seguenti due: – Parigi 10 (simile allo statere di Parigi, frutti contrapposti) g 8,66 (Fig. 6) – cui va aggiunto l’esemplare da Cirene qui edito, g 8,90 (Fig. 1) Delle dracme si conoscono i seguenti esemplari: – Londra, British Museum 11 (Fig. 7) – Parigi 12 (Fig. 8) e altro esemplare al British Museum 13 (Fig. 9): con difetto di conio diagonale Infine, è nota una sola emidracma: – Cirene, scavi del Santuario di Demetra e Persefone 14 (Fig. 10) Con il modesto aiuto di questi esemplari finora noti, cerchiamo ora di inserire il nostro didramma nel contesto più ampio della monetazione arcaica della zecca cirenaica. Infatti durante questa prima fase la monetazione a Cirene si articola fondamentalmente in tre gruppi di esemplari: 1. con il frutto o i frutti, due o tre, talvolta contrapposti 2. con la pianta del silfio 3. con grande palmetta sormontata da una gazzella o da un leone.
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Limitandoci, in questa sede solo al primo gruppo, cui appartiene il nostro esemplare, e senza trascurare le altre emissioni arcaiche cirenaiche contemporanee, possiamo cercare di formulare qualche ipotesi ricostruttiva. Fondamentale per l’inquadramento cronologico e strutturale, rimane il Catalogo del Robinson 15 cui si deve l’ultimo accurato studio su tutta la monetazione cirenaica. In quest’opera egli ha organizzato la monetazione arcaica di Cirene in gruppi, che appaiono ancora oggi coerenti sia stilisticamente, sia metrologicamente, anche se la sua ricostruzione della storia della città cirenaica e la sua datazione delle diverse classi può essere soggetta a discussione. Infatti, oggi occorre abbandonare la sua cronologia delle fasi più antiche (570-525 a.C.), la quale risulta troppo alta, e propendere per una datazione più attenta alla realtà attuale della cronologia delle monete arcaiche greche, per cui sarà necessario rivedere alcune date a suo tempo proposte, procedendo con il metodo classico e cioè partendo dalla documentazione dei ripostigli. Infatti, una svolta per la datazione di molte emissioni di età arcaica ed in particolare per le prime fasi dell’atelier cireneo si ha con l’edizione del ripostiglio di Asyut 16. Lo studio di questo ripostiglio ha permesso di migliorare le nostre conoscenze dei primi periodi di diverse zecche greche ed in particolare ha contribuito a modificare la data iniziale dell’attività di quella di Cirene sulla linea di un generale abbassamento di tutte le prime emissioni greche 17. Infatti, nel ripostiglio si sono rinvenute alcune emissioni di Cirene che, giustamente, sono state collocate dagli editori prima del 475 a.C., data di chiusura del ripostiglio. Un secondo elemento importante per il nostro gruppo tipologico è costituito dall’evidenza
Ringrazio per questo catalogo di esemplari la collaborazione di Wolfgang Fischer-Bossert. E. BABELON, Traité des monnaies grecques et romaines, II, Description historique, Paris 1907, n. 1975. 9 BABELON, op. cit., n. 1976 (= BMC, Cyrenaica, tav. I, n. 3). 10 BABELON, op. cit., n. 1977 (= BMC, Cyrenaica, tav. II, n. 1). 11 BMC, Cyrenaica, p. 2, n. 4. 12 BABELON, op. cit., n. 1992 (=BMC, Cyrenaica, tav. II, n. 4). 13 Ex Seaby 1946: g 4,16. Probabile riconiazione su dracma ateniese (?). Ringrazio il conservatore A. R. Meadows per l’autorizzazione alla riproduzione fotografica di questo esemplare e di quello per cui v. infra a nota 38 e testo corrispondente. 14 T. V. BUTTREY, The Coins, in D. WHITE, The Extramural Sanctuary of Demeter and Persephone at Cyrene, Libya. Final Report, VI, Philadelphia 1997, n. 28. 15 BMC, Cyrenaica, a questa opera tuttora fondamentale, amo aggiungere il ricordo dell’agile volumetto di S. FERRI, Vademecum del raccoglitore, Roma 1924, che documenta a livello popolare l’interesse del nuovo Governo italiano della colonia per la diffusione della conoscenza della monetazione di Cirene tra la popolazione locale, in vista di favorire un collezionismo numismatico ed una maggiore attenzione agli eventuali ritrovamenti monetali occasionali. 16 M. PRICE, N. WAGGONER, Archaic Greek Silver coinage: The “Asyut” hoard, Londra 1975, p. 114. Il ripostiglio conferma che il primo periodo della monetazione a Cirene ha inizio non prima dell’inizio del regno di Batto IV (510 - 470 a.C.). 17 J. KROLL, N. M. WAGGONER, Dating the earliest coins of Athens, Corinth and Aegina, AJA, LXXXIIX, 1984, pp. 325-340, questo abbassamento della cronologia trova sempre più conferma, si veda ad es. N. CAHILL, J. H. KROLL, New archaic coin finds at Sardis, AJA, CIX, 2005, pp. 589-617.
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del ripostiglio di Mit Rahineh il cui interramento è stato datato dal Jenkins al 500 circa a.C. 18: in esso erano contenuti due stateri con i frutti, illustrati dal Babelon 19. Un altro indizio utile per la datazione delle serie classiche cirenee, e dunque anche di quelle precedenti, nasce dal dato del ripostiglio del Mar Nero, del quale fa parte una moneta della Licia (n. 56) il cui dritto è un’imitazione del tipo di Cirene (BMC, Cyrenaica, tav. V, nn. 16-19), che va riferito al 450 circa 20: perciò la fase arcaica deve necessariamente essere precedente a questa data. Un ulteriore punto fermo nello stabilire la successione cronologica delle emissioni, ci viene poi dalle riconiazioni dei tipi di Cirene su tetradrammi ateniesi 21, per altro già note da tempo (si veda l’esemplare del British Museum: Figg. 2-3). Poiché i pezzi da quattro dracme di Atene appartengono alle prime emissioni con il tipo della civetta, i quali si datano oggi dopo la riforma d’Ippia, ossia tra il 510 e il 500/490 a.C. 22, tali riconiazioni presuppongono un inizio d’attività della zecca cirenea poco dopo il 510 circa a.C. Se questo è il quadro generale di riferimento, possiamo notare che dopo il lavoro del Robinson abbiamo studi generali 23 e l’edizione di alcuni cataloghi 24, ma è soprattutto l’edizione esemplare delle monete provenienti dal Santuario di Demetra e Persefone a Cirene per opera del Buttrey, del 1997 25, che ha portato a delle nuove conclusioni, circa la cronologia e la struttura della monetazione di Cirene arcaica e classica. Infatti, anche sulla base del ritrovamento di esemplari inediti, si è giunti a formulare un quadro più convincente della pri-
FIG. 2 - Atene, tetradamma riconiato da Cirene, con tracce di testa Atena a d. / Civetta stante. Londra, British Museum (1 x 1,5).
FIG. 3 - Cirene, tetradramma riconiato su Atene. Londra, British Museum (1 x 1,5).
ma fase di attività della zecca di Cirene. Tra gli esemplari inediti segnalo, in particolare, quelli con la tipologia delle due rane 26 e quelli con la facciata di un tempio dorico. Il primo tipo richiama quello presente sulle monete di Serifos, isola nelle Cicladi 27, mentre il secondo giustamente è stato posto in relazione con le strutture del tempio arcaico di Apollo 28. Esiste poi un’altra variante inedita con un delfino accanto al silfio 29: la presenza del delfi-
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M. THOMPSON, O. MØRKHOLM, C. M. KRAAY, Inventory of Greek Coin Hoards, New York 1973 (d’ora in avanti citato soltanto IGCH), n.
1636. BABELON, op. cit., nn. 1974-1975. C. M. KRAAY, P. R. S. MOOREY, A Black Sea hoard of the late fifth century B.C., NC, 1981, pp. 7 e 18. 21 BMC, Cyrenaica, p. xiv. Vedi PRICE, WAGGONER, op. cit., pp. 65, 90. Si tratta dell’esemplare C. SELTMANN, Athens, its history and coinage before the Persian invasion, Cambridge 1924, gruppo H, nn. A193-194, 196-197. 22 Vedi PRICE, WAGGONER, op. cit., p. 68 e H. NICOLET-PIERRE, Numismatique grecque, Paris 2002, p. 159, si aggiungano le riflessioni del Robinson (BMC, Cyrenaica, p. xxix) sul rovescio incuso di un didramma che richiama quello delle Wappenmünzen ateniesi. Va anche notato che un tetradramma d’Atene appartenente alla prima serie della civetta, è stato trovato a Persepoli, come sigillo di un documento che è stato datato al 499 a.C. C. G. STARR, A sixth-century Athenian tetradrachm used to seal a clay tablet from Persepolis, NC, 1976, pp. 219-222; M. C. ROOT, Evidence from Persepolis for dating of Persian and archaic Greek coinage, NC, 1988, pp. 1-12. 23 KRAAY, op. cit., pp. 296-299. 24 Collection Rosen, nn. 758-768 ancora con cronologia Robinson, che invece è corretta già da A. LARONDE, Le silphium sur les monnaies de Cyrène, in L. BACCHIELLI, M. BONANNO ARAVANTINOS edd., Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi, I, Studi Miscellanei, XXIX, 19911992, Roma 1996, pp. 157-168. 25 BUTTREY, The Coins (1997), pp. 1-15. 26 BUTTREY, The Coins (1997), p. 12, nn. 67,68. 27 M. OICONOMIDOU, ARXAIA NOMISMATA, Athens 1996, p. 45, n. 9. Va evidenziato che anche una frazione ateniese della serie delle Wappenmünzen presenta il tipo della rana: cfr. SELTMAN, op. cit., p. 167 tav. IV, lettera W. 28 BUTTREY, The Coins (1997), p. 13, n. 77. La rappresentazione di elementi architettonici è estremamente rara sulle monete greche arcaiche e classiche, cfr. G. GORINI, Elementi architettonici sulle monete greche, Archeologia Veneta XXI-XXII, 1998-1999, pp. 227-236. 29 BUTTREY, The Coins (1997), p. 12, n. 60.
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FIG. 4 - Cirene, tetradramma. Alessandria d’ Egitto, Museo Archeologico (1 x 1,5).
FIG. 7 - Cirene, dramma. Londra, British Museum (1 x 2).
FIG. 5 - Cirene, tetradramma. Parigi, Cabinet des Médailles (1 x 1,5).
FIG. 6 - Cirene, didramma. Parigi, Cabinet des Médailles (1 x 2).
FIG. 8 - Cirene, dramma. Parigi, Cabinet des Médailles (1 x 2).
no, che trova confronti con altre emissioni arcaiche di Cirene e Barce presenti ad esempio nel ripostiglio di Asyut 30, potrebbe collegarsi alle emissioni della madrepatria Thera 31. A queste riflessioni su di un inizio delle emissioni a Cirene nel 510/500 a. C., ha fatto seguito la messa a punto sull’origine della moneta di G. Le Rider 32, che pensa agli anni tra il 590 e il 580 a.C. come data per le prime emis-
sioni in Asia Minore. Questa nuova impostazione cronologica è stata recepita anche nel manuale della Nicolet Pierre 33, ed appare ormai largamente condivisa, con inevitabili ripercussioni anche per quanto riguarda la data di inizio delle emissioni a Cirene 34. Dunque, una plausibile datazione per la nostra moneta potrebbe essere il 510-490 a.C. 35, il che va-
PRICE, WAGGONER, op. cit., nn. 830-835, 845-855. Cfr. anche BABELON, op. cit., n. 2002; BMC, Cyrenaica, tav. III, nn. 9-12. In merito alla scelta del tipo del delfino a Cirene cfr. anche BMC, Cyrenaica, p. xxxii. p. 45, n. 8. Per i confronti con monete arcaiche egee, in particolare con emissioni della zecca di Thera, v. E. BABELON, Traité des monnaies grecques et romaines, II, Paris 1907, n. 1962; S. BOUTIN, Essai de classement de monnaies archaïques de la mer Égée au type des deux dauphins, in R. MARGOLIS, H. VOEGTLI, A. VAN DER DUSSEN edd., Numismatics - Witness to History, Wetteren 1986, pp. 1-10; K. A. SHEEDY, The Dolphins, the Crab, The Spinx and “Aphrodite”, in R. ASHTON, S. HURTER, G. LE RIDER, R. BLAND edd., Studies in Greek Numismatics in Memory of Martin Jessop Price, London 1998, pp. 321-325, pp. 321-322. 32 G. LE RIDER, La naissance de la monnaie, Paris 2001, p. 65. 33 H. NICOLET-PIERRE, Numismatique Grecque, Paris 2002, p. 159 con una data di inizio per Cirene fissata nel 510 a.C. o poco prima. 34 Si veda D. GERIN, C. GRANDJEAN, M. AMANDRY, F. DE CALLATAŸ, La monnaie grecque, Parigi 2001 p. 47 ed anche G. GORINI, La moneta greca: forme e modi di un segno dell’uomo, in Alle radici dell’Euro. Quando la moneta fa la storia, Treviso 2001, pp. 11-38, alle pp. 12 e 17. 35 La data coincide con quella proposta da L. BACCHIELLI, Il tempio di Zeus Olimpio a Cirene: storia e programma degli scavi e dei restauri, in E. CATANI, S. M. MARENGO, La Cirenaica in età antica, Atti del Convegno internazionale di Studi, Macerata 18 -20 maggio 1995, Macerata 1998, pp. 23-34, p. 28 (= L. BACCHIELLI, Parole d’oltremare, Urbino 2002, pp. 33-45, p. 39).
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FIG. 9 - Cirene, dramma. Londra, British Museum (1 x 2).
di Londra 36, il quale, però, pesa g 7,71 e presenta un Dritto leggermente diverso. In particolare il conio del nostro esemplare è più fresco, mentre quello del British è più usurato, ma si tratta in ogni caso di un identico conio quadripartito e all’interno di una delle sezioni appaiono degli elementi circolari identici: tale identità di conio aiuta a ricostruire una possibile sequenza delle diverse emissioni del gruppo. Una certa analogia si riscontra anche con un rovescio incuso di una dracma rinvenuta nel santuario di Demetra e Persefone 37, ma trattandosi di numerario più piccolo si può solo segnalare questa affinità stilistica. Infine, la ricerca nelle collezioni di diverse istituzioni in Italia e all’estero, mi ha permesso di segnalare ancora un’altra emissione inedita di didramme, grazie ad un esemplare posseduto dal British Museum, del peso di g 8,16 38 (Fig. 11), il quale peraltro presenta una tipologia con tre frutti: D/ tre frutti di silfio e due dischi R/ quadrato incuso.
FIG. 10 - Cirene, emidramma. Cirene, Museo Archeologico (1 x 3).
FIG. 11 - Cirene, didramma. Londra, British Museum (1 x 2).
le ad affermare che si colloca tra le prime emissioni cirenee a quadrato incuso, cui peraltro può essere accostata per la sostanziale ‘organicità’ dell’immagine sia al dritto, sia al rovescio, in linea con gli altri esemplari conosciuti della serie, con i quali presenta anche un’affinità stilistica. Naturalmente si tratta di una probabile data d’emissione, mentre quella della perdita deve essere stabilita dall’archeologo scavatore in base alla situazione di giacitura archeologica e, in ogni caso, è sempre posteriore a quella probabile d’emissione. Un altro particolare interessante è dato dal rovescio incuso che è identico a quello dell’esemplare
Partendo da tutte queste considerazioni si può quindi pensare che la monetazione di Cirene sia iniziata durante il regno del re Batto IV (510-470 a.C.) che, sappiamo dalle fonti, rappresentò un momento particolare dello sviluppo della città, forse anche con l’edificazione di templi ed altri edifici, tra i quali si potrebbe anche inserire una fase costruttiva di quello da cui proviene la didramma inedita 39. Inoltre, diede impulso ai commerci ed ai traffici cirenei nel Mediterraneo, come indicherebbe la presenza di esemplari di Cirene in Oriente, comprovata da un’impronta di una moneta di questa zecca ascrivibile al V secolo a.C., la
BMC, Cyrenaica, n. 3 (tav. II, 2). BUTTREY, The Coins (1997), tav. I. n. 25. 38 Ex Münzen und Medaillen AG Basel, Auktion VII, 3/4. Dezember 1948, lotto n. 503. 39 B. M. MITCHELL, Cyrene and Persia, JHS, LXXXVI, 1966, pp. 99-113, p. 108.
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quale appare su di una tavoletta di Ur, insieme ad altre di monete di Atene, di Aege e forse di Himera, a testimonianza dell’ampia diffusione di questi esemplari, nonché di un loro uso del tutto particolare 40. Alla luce di questi studi si è cercato quindi di inserire meglio la monetazione di Cirene nel suo ambiente storico ed economico, contribuendo, credo, ad una migliore definizione del ruolo di questa polis nello scacchiere del Mediterraneo Orientale tra fine del VI sec. a.C. e prima metà del V sec. a.C. Pertanto il quadro numismatico si può così riassumere: PRIMO PERIODO (510-475 a.C.) da porre in connessione con il regno di Batto IV (ca. 510-470 a.C.) 41. Questo periodo si può a sua volta distinguere in due fasi: Fase A. 510-490/486 a.C. caratterizzata da esemplari a rovescio a quadrato incuso. Si tratta dei tre gruppi sopra isolati ed a cui appartiene anche il nostro esemplare. Fase B. 490/486-475/470 a.C. caratterizzata dalla presenza al rovescio di un tipo monetale. Come discriminante tra le due fasi forse si potrebbe prendere la data del 486 a.C. che rappresenta l’anno di una rivolta degli Egizi contro la Persia e che potrebbe anche essere una data più plausibile per il passaggio al doppio rilievo, in quanto potrebbe rappresentare il momento in cui la monetazione di Cirene abbandona un carattere locale per divenire una moneta che dialoga su più mercati esterni alla polis, coerentemente con quanto documentato per molte altre zecche dell’antica Grecia nel medesimo torno di anni. SECONDO PERIODO (475/470-435 a. C.) da far iniziare forse verso il 470 a.C. circa, durante il regno di Arcesilao IV (ca. 470-450 a.C.), quando possiamo collocare il passaggio dal piede monetale euboico-attico a quello che ora è definito ‘asiatico’ o ‘samio’ 42. Certamente un tale cambiamento ponderale è particolarmente importante sotto il profilo economico e politico e, se come ha scritto Withold Kula “sovrintendere alle misure è attributo del potere presso tutte le società ben organizza-
te” 43, tale modifica segna una scelta ed una svolta nella vita economica di Cirene. Esso infatti è indice anche di un mutamento della politica della polis, ora più orientata verso Rodi e la Persia, piuttosto che verso Atene. Il fatto può anche porsi in connessione con il mutato quadro politico generale venutosi a creare nel mondo greco dopo le Guerre Persiane o può essere visto come apertura verso mercati internazionali del Mediterraneo Orientale. Inoltre, già il Robinson 44 aveva notato “a distinct break” rispetto al passato “in style and general appearance” delle emissioni di standard ‘asiatico’, e tale osservazione può meglio corroborare la nostra ricostruzione delle prime fasi della monetazione di Cirene. Definito così il quadro cronologico all’interno del quale deve essersi svolta la prima fase della monetazione di Cirene e richiamata l’evidenza dei ripostigli e dei ritrovamenti, che abbiamo posto in relazione alla probabile cronologia di emissione ed alle connessioni storiche ed archeologiche, rimane da riflettere sul ruolo svolto da questo numerario. Il ritrovamento della didramma sopra il pavimento di un ambiente riconducibile alla seconda fase di vita del tempio cosiddetto delle divinità della fecondità, ora dei Dioscuri, consente di datarne la fondazione, proprio sull’evidenza del nostro ritrovamento, presumibilmente prima della fine del VI sec. a.C., e ciò può solo fornire una ulteriore conferma del quadro cronologico prospettato. Si può quindi ipotizzare che i primi tetradrammi e didrammi di Cirene siano stati emessi per finanziare attività di edilizia civile e sacra, e, malgrado tale ipotesi non potrà mai trovare conferma obiettiva, tuttavia la costruzione del tempio e l’emissione delle prime monete appartengono alla stessa generazione ed entrambi rappresentano una forma di autocelebrazione della polis, della sua potenza e della sua ricchezza. Tale fenomeno si trova anche in altri casi in Grecia, sempre in età arcaica, tra i quali possiamo citare quello di Terone, di cui alcune emissioni di stateri, tra quelle databili al 500490 a.C. circa, sono state messe in relazione con la
40 L. LEGRAIN, Ur Excavations, X, Seal Cylinders, London 1951, pp. 47-53, nn. 717 (Cirene), 722 e 821 (Atene), 810 (Aege) e 823 (Himera?). Cfr. W. FISCHER-BOSSERT, Zwei sizilische Bleimünzen in Münster, Boreas, XXIII-XXIV, 2001-2002, pp. 195-205; IDEM, A Lead test-piece of a Syracusan tetradrachm by the engravers Euth… and Eum…, NC, CLXII, 2002, pp. 1-9, p. 9. 41 BMC, Cyrenaica, p. xiv. 42 BMC, Cyrenaica, p. xviii, nota 5, ma vedi N. PARISE, Monete di Cirene, siclo “fenicio” e“ misure minoiche”, in L. BACCHIELLI, M. BONANNO ARAVANTINOS edd., Scritti di antichità in memoria di Sandro Stucchi, I, Studi Miscellanei, XXIX, 1991-1992, Roma 1996, pp. 243-246, in cui si data al 480 a.C. il passaggio al diverso piede monetale, che invece dovrebbe, a mio avviso, essere posto leggermente dopo nel 470 a.C. circa con la salita al potere di Arcesilao IV (c. 470 - 450 a.C.) (BMC, Cyrenaica, pp. xv e xlv), successivamente si dovrebbe passare ad un regime democratico (F. CHAMOUX, Cyrene sous la monarchie des Battiades, Paris 1953, p. 195). 43 W. KULA, Problemi e metodi di storia economica, Milano 1972 (ed. orig. 1963), p. 505. 44 BMC, Cyrenaica, p. xlv.
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costruzione del tempio dorico di Atena 45, nonché quelli probabilmente simili di Chio e di Samo 46. Sulla base della circolazione 47 si può ritenere che i tetradrammi avessero una diffusione non soltanto locale e che fossero indirizzati anche verso i mercati internazionali 48, forse per pagamenti della polis, mentre la netta prevalenza delle frazioni tra i ritrovamenti cirenaici, peraltro concentrate esclusivamente nel territorio della stessa Cirene 49, induce a ipotizzare che queste fossero destinate a transazioni di minore entità svolte per la maggior parte a livello locale. Anzi la presenza di un così alto numero di numerario frazionario ci aiuta a meglio comprendere il ruolo svolto dalla moneta arcaica a Cirene. Questo fatto, come è stato rimarcato recentemente 50, testimonia che in età arcaica il numerario frazionario aveva un’importanza notevole rispetto a quanto finora ci avevano documentato i ripostigli, che evidentemente anche in quel periodo avevano scelto il numerario a più alto valore intrinseco, rispetto a tutto il numerario presente sul mercato. A questo proposito chiudo questo intervento segnalando un esemplare di frazione argentea inedita, sul cui luogo di rinvenimento non si hanno informazioni, anche se, con ogni probabilità, proviene da Cirene: Dracma di standard euboico-attico D/ completamente liscio R/ quadrato incuso AR, diam. 16 mm; peso g 4,19 (Fig. 12)
FIG. 12 - Dramma anonima dal territorio di Cirene. Cirene, Museo Archeologico (1 x 2).
La moneta non trova confronti con altri esemplari a me noti. Lo standard adottato lascia intuire un’origine egea orientale. Tuttavia, sarei propenso a ritenere che il dritto non abbia mai ricevuto un’impronta, come alcuni esemplari nel famoso deposito dell’Artemision di Efeso 51, mentre la tipologia del rovescio a quadrato incuso presenta alcune affinità stilistiche con le emissioni, sempre del VI secolo a.C., della Ionia miscoasiatica 52 o con l’area di Rodi e dell’Oriente Mediterraneo. Questo rapporto, se confermato, potrebbe essere il segno di una serie di relazioni tra la città di Cirene e le altre poleis del Mediterraneo orientale, relazioni peraltro già illustrate dalle fonti e da altri reperti archeologici 53. Ancora una volta questa fortunata scoperta, che attende uno studio più attento, conferma la fondamentale importanza della fonte numismatica al fine della ricostruzione delle diverse fasi della storia politica ed economica della città di Batto.
45 N. HARDWICK, The coinage of Terone from the Fifth to the Fourth centuries B.C., in R. ASHTON, S. HURTER edd., Studies in Greek Numismatics in memory of Martin Jessop Price, London 1998, p. 126. 46 HARDWICK, art. cit., p. 126, n. 91. 47 Per definire un quadro della circolazione della moneta della zecca di Cirene di età arcaica ci si è basati, per quanto attiene ai rinvenimenti singoli, su E. S. G. ROBINSON, Greek Coins found in the Cyrenaica, The Numismatic Chronicle, s. VI, IV, 1944, pp. 105-113; T. V. BUTTREY, The Coins, in R. G. GOODCHILD, J. G. PEDLEY, D. WHITE, Apollonia. The Port of Cyrene. Excavations by the University of Michigan 1965-1967, J. H. HUMPHREY ed., Supplements to Libya Antiqua, IV, Tripoli 1980, pp. 335-370; IDEM, The Coins (1997), oltre che sui dati reperiti presso il Museo Archeologico di Cirene. Per quanto riguarda i ripostigli cfr. la nota successiva. 48 Questa indicazione si ricava in particolare dall’analisi dei ripostigli contenenti moneta di Cirene. Per tali gruzzoli (sono stati presi in considerazione tutti quelli con presunta data di interramento entro la metà del V sec. a.C.) cfr. IGCH, nn. 1185 (Rodi, ca. 450 a.C.: con 3 tetradr. e 2 dr. di Cirene), 1636 (Mit Rahineh – Egitto, ca. 500 a.C.; con 2 tetradr. di Cirene), 1639 (Sakha – Egitto, inizi V sec. a.C.: 1 fr. di Cirene), 1641 (Alessandria – Egitto, 480 a.C.: con 3 fr. di Cirene e 1 inc. fr. di zecca cirenaica (?)), 1642 (Damietta – Egitto, 480 a.C.: con 2 dr. e 1 emidr. di Cirene), 1644 (Asyut – Egitto, ca. 475 a.C.; v. anche PRICE, WAGGONER, op. cit.: con 35 tetradr. di Cirene e 5 tetradr. di Barce), 1645 (Zagazig, ca. 470 a.C.: con 1 tetradr. di Cirene), 1874 (Taranto, ca. 508 a.C.: con 2 tetradr. di Cirene). Un solo ripostiglio di monete arcaiche proviene dalla Cirenaica (IGCH, n. 1633): questo contiene 5 tetradr, 5 dr. e 3 fr., tutte della zecca di Cirene. 49 Stando alla documentazione numismatica edita (v. nota 48), tra i rinvenimenti non pertinenti a ripostigli, possiamo censire complessivamente poco più di 80 esemplari di epoca arcaica rinvenuti a Cirene, tutti di zecca locale, ossia tre didrammi, e circa 80 monete tra dracme e frazioni, mentre il computo dei tetradrammi ammonta a 14 esemplari. 50 H. KIM, Archaic coinage as evidence for the use of money, in A. MEADOWS, K. SHIPTON ed., Money and its uses in the ancient Greek world, Oxford 2001, pp. 7-21, p. 13. 51 B. V. HEAD, The coins, in D. G. HOGARTH, Excavation at Ephesus. The Archaic Artemisia, London 1908, pp. 74-93; E. S. G. ROBINSON, The coins from the Ephesian Artemision reconsidered , JRS, LXXI, 1951, pp.156-167. 52 Cfr. ad esempio KRAAY, op. cit., tav. 3, n. 72. 53 Forse potrebbe fare riferimento alla politica di immigrazione dal Peloponneso, da Creta, da Rodi e dalle isole, politica che fu inaugurata da Batto II (590-560 a.C.) (BMC, Cyrenaica, p. xiii) o alla seconda colonizzazione da parte di Rodi come mi ha suggerito la collega Fabbricotti nel corso del Convegno urbinate.
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