La monetazione di Ariminum morein Revue Numismatique 2010 |
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Giovanni Gorini*
La monetazione di Ariminum1
Résumé – Après plusieurs travaux sur le monnayage de l’atelier de Ariminum, on a déterminé la chronologie des émissions après la déduction coloniale de Rome avec une phase de monnaies coulées (264 c.-241 av. J.-C.) et une phase de monnaie frappée de réduction ‘quadrunciale’ (241217 av. J.-C.) suivi d’une réduction ‘terunciale’ (217-210 av. J.-C.) suivant le phénomène de la dévaluation de la monnaie romaine républicaine. Cette chronologie repose sur la métrologie aussi que sur la documentation archéologique et des trouvailles monétaires associées avec des monnaies romaines et de Ariminum. L’étude iconographique du droit avec ‘tête de Gaulois’ l’a déterminé comme la tête d’une divinité gallo-romaine locale (Arimnus ?). En appendice se trouve un catalogue des exemplaires connus. Summary – After many works on the Ariminum mint, we arrive to establish the chronology of its issues after the deduction of the Roman colony with a phase of cast coins (264 c.-241 BC), a phase with coins minted at ‘quadrunx’ standard (241-217 BC) and an issue at ‘teruncial’ standard, following the devaluation of Roman Republican coinage. This chronology is founded on metrological and archaeological evidence and on finds of Roman coins associated with Ariminum coins. The iconography of the obverse with a ‘Gaul head’ is explained as a local Gaul-roman god (Arimnus?). An Appendix there is a catalogue of known coins.
La colonia di diritto latino di Ariminum, creata nel 268 a.C.2 all’incrocio delle strade tra il Nord e il Piceno e lungo il Marecchia che con la sua valle metteva in collegamento con Arezzo e la valle del Tevere, rappresenta un avamposto romano per la conquista della pianura padana e similmente a Cosa, colonia del 273 a.C., non batté mai argento, ma si limitò a produrre solo monete di bronzo per un periodo limitato di tempo nel III sec. a.C. Dai dati in nostro possesso questa monetazione sembra essere stata modesta come volume, almeno a giudicare dal numero di esemplari superstiti e come diffusione sul territorio, tuttavia essa risulta di estremo interesse non solo per la storia della città antica, ma anche per le vicende delle emissioni dell’Italia Centrale, essendo la zecca italica
* Università di Padova, Dipartimento di Archeologia. Email: giovanni.gorini@unipd.it. 1. Un sentito ringraziamento al Dr. M. Biordi, dirigente dei Musei Comunali di Rimini per il generoso invio di fotocopie e materiale inedito, all’amico M. Crawford per la proficua discussione sulle diverse stesure del presente contributo e a A. Burnett per la lettura dell’articolo e gli utili consigli. Ovviamente la responsabilità di quanto affermato rimane tutta mia. 2. Sulle vicende storiche che determinarono la creazione della colonia vedi H. Galsterer, Coloni, Galli e autoctoni. Le vicende della colonia di Rimini ai suoi albori, in F. lenzi (éd.), Rimini e l’Adriatico nell’età delle guerre puniche. Atti del Convegno Internazionale di studi Rimini, 25-27 marzo 2004, Imola, 2006, p. 11-17 con ampia bibliografia. J. ortalli, Rimini: la città, in M. Marini Calvani (éd.), Aemilia. La cultura romana in Emilia Romagna del III secolo a.C. all’età costantiniana, Venezia, 2000, p. 501-506; L. BraCCesi, Rimini Museo Archeologico. Rimini imperiale II-III secolo, Villa Verucchio, RN, 2003.
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più settentrionale della penisola. I tipi presenti sulle due facce delle monete sono in parte originali ed hanno attirato l’attenzione, da parte degli studiosi locali, già dal ‘700, con una abbondante bibliografia, che tuttavia non ha risolto i diversi problemi che questa monetazione pone3. L’aspetto iconograficamente più discusso è certamente l’immagine del Dritto che compare su tutti gli esemplari della serie fusa che è stata concordemente descritta come “la testa di un Gallo”. Mentre l’esecuzione stilistica del numerario non è particolarmente raffinata od elegante, e testimonia, quasi certamente, una tecnica non locale, documentando la presenza di maestranze centro italiche, forse di ascendenza etrusca o laziale. Tra le poche cose su cui c’è concordia tra gli studiosi è il fatto che da un punto di vista tecnico la monetazione si può dividere in due classi. Il primo gruppo comprende l’aes grave, ossia monete di bronzo assai grandi e pesanti ottenute con il procedimento della fusione e di cui troviamo una esauriente catalogazione nell’opera ancora insuperata dell’Haeberlin4, da integrarsi con quella del Campana5. Il secondo gruppo comprende invece un unico nominale, sempre in bronzo, ma coniato6. L’attribuzione della serie fusa ha dato qualche
3. Vedi una breve storia degli studi in M. Biordi, Il Quincunx dell’antica monetazione fusa di Ariminum, in Quincunx. Temi iconografici nel marchio della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura della Provincia di Rimini, Rimini s.d. (ma post 1995), p. 11-23; id., La collezione numismatica, in G. susini (éd.), Analisi di Rimini antica. Storia ed archeologia per un museo, Rimini, 1980, p. 224-229; id, I materiali numismatici dei età romano-repubblicana conservati nel museo della città di Rimini, in A. CalBi, G. susini (éd.), Pro poplo arimenese. Atti del Convegno Rimini antica. Una res publica fra terra e mare, Rimini, 1993, Faenza, 1995 (= Epigrafia e antichità, 14), p. 417-436; E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico dell’età antica, in Analisi di Rimini antica, op. cit., p. 209-223; ead., Il territorio di Ariminum avamposto della colonizzazione, in e. erColani CoCCHi, a. l. Morelli, d. neri (éd.), Romanizzazione e moneta. La testimonianza dei rinvenimenti dall’Emilia Romagna, Quaderni dell’Emilia Romagna, 10, Firenze, 2004, p. 29-42; n. F. Parise, Libbre e bronzo librale nell’Italia antica, in Italia ommnium terrarum parens, Milano, 1989, p. 581-599 in particolare p. 591; M. T. FalCioni aMorelli, La monetazione nell’area medio-adriatica, in G. PaCi (éd.), Miscellanea di studi marchigiani in onore di Febo Allevi, Agugliano, AN, 1987, p. 105-117; S. BalBi de Caro, Aes grave italico con testa di Gallo - Ariminum III secolo a.C. Roma Medagliere del Museo Nazionale Romano (n. 601), in I Galli e l’Italia, catalogo della mostra, Roma, 1978, p. 259-260; ead. Le monete fuse con la testa di Gallo, in I Celti, Catalogo della mostra (Venezia Palazzo Grassi), Milano, 1991, p. 290-291. Una sintetica ricapitolazione da ultimo in G. Bandelli, Romani e Picenti dalla stipulazione del foedus (299 a.C.) alla deduzione di Firmum (264 a.C.) in M. luni, S. sConoCCHia (éd.), I Piceni e la loro riscoperta tra Settecento e Novecento, Urbino, 2008, p. 337-351 (p. 350, n. 66). 4. E. J. HaeBerlin, Aes grave: das Schwergeld Roms und Mittelitaliens, Frankfurt-am-Main 1910. 5. A. CaMPana, Umbria. Ariminum (289-240 a.C.), in Corpus Nummorum Antiquae Italiae (zecche minori), Panorama Numismatico, Suzzara Mantova, 1993, p. 17-31. 6. Le migliori catalogazioni del materiale compaiono oltre che nei cataloghi dei maggiori collezioni BMC, Berlino, Parigi, in A. CaMPana, Umbria. Ariminum (289-240 a.C.), cit., ed anche nelle opere di F. Panvini rosati, La monetazione di Ariminum, Studi Romagnoli, XIII, 1962, p. 159-173; E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico dell’età antica, op. cit., p. 211-223,
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problema in passato in quanto essendo anepigrafe non era così certa la sua appartenenza alla zecca di Ariminum, infatti il Sydenham propose a suo tempo un’attribuzione a quella di Sena Gallica7, tuttavia la realtà dei ritrovamenti dell’ultimo secolo, ha confermato una circolazione in Rimini e nell’immediato circondario,così da far concludere con certezza che questo gruppo appartiene alla colonia romana di Ariminum. Se quindi l’attribuzione è certa come la divisione nei due gruppi, di cui quello fuso precede quello coniato, non così è per la definizione dello standard ponderale di riferimento e la cronologica delle due serie. Per quanto attiene al primo aspetto, credo che chiaramente si evinca che la serie fusa si basa su di un asse ‘teorico’ di gr 379 secondo alcuni8 e meno fondatamente di gr 364,2 secondo altri9. Tale piede monetale si riscontra anche ad Hatria nel Piceno: gr 371,8310, nella zecca dei Vestini, gr 380,911 e risulta essere lo stesso in uso in altre zecche della costa adriatica12 e fa riferimento ad un sistema decimale. Da questa divisione deduciamo che il sistema relativo ai nominali tra Ariminum e la sua madre patria Roma, non era lo stesso e quindi non possiamo usare i termini asse, quadrante o triente per definire le singole monete, inoltre, in secondo luogo è chiaro che questa unità non era suddivisa in 12 parti come a Roma, ma queste emissioni appartengono ad un sistema decimale che corrisponde a quello normalmente usato lungo la costa adriatica nel terzo secolo a. C. e destinato a soccombere con l’affermarsi nell’area della moneta romana dopo la Seconda Guerra Punica13. Per quanto riguarda l’altro aspetto, vero punto dolens della classificazione di queste monete è quello della cronologia di emissione, che ha affaticato la critica storica e numismatica senza giungere a delle conclusioni finora condivise da tutti gli studiosi, spesso con ripetizioni o con proposte del tutto ipotetiche, non
tav. LXIV; M. Biordi, La collezione numismatica, in Analisi di Rimini antica, op. cit., p. 225229; id., I materiale numismatici di età romano-repubblicana conservati al Museo della Città di Rimini, in A. CalBi , G. susini (éd.), Pro poplo arimenense, Bologna, 1995, p. 417-436 etc. vedi ora il Catalogo dell’asta Artemide Aste di San Marino del 18 dicembre 2005, n. 30-38. 7. E. A. sydenHaM, Aes grave. A study of the cast coinage of Rome and central Italy, London, 1926, p.138, ripreso da B. K. tHurlow, I. G. veCCHi, Italian cast coinage, London, 1979, p. 30. 8. E. J. HaeBerlin, Le basi metrologiche del sistema monetario più antico dell’Italia media, RIN, 1910, p. 397 ss. 9. Historia Numorum, London, 2001, terza ed., p. 17 (= HN). 10. HN, p. 18. 11. HN, p. 18. 12. In particolare a Venusia e Luceria, che presentano però un asse, più leggero, rispettivamente di gr 336 (HN, p. 82) e di gr 327 (HN, p. 79). Cf. anche il peso rinvenuto a Marzabotto E. Brizio, Relazione degli scavi eseguiti a Marzabotto presso Bologna dal Novembre 1888 a tutto Maggio, 1889, in Monumenti antichi dei Lincei, 1, 1889, col. 313, tav. X e M. Cattani, Il sistema ponderale di Marzabotto, AIIN, 42, 1995, p. 21-79. 13. Così già S. L. Cesano, La monetazione delle città adriatiche dei Senones e del Piceno nell’età preromana, in Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche, s. V, V, 1942, p. 109-117.
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fondate su alcuna prova scientificamente accettabile. Si è pertanto reso necessario affrontare il problema su basi radicalmente nuove, pur con tutto il bagaglio conoscitivo che la moderna critica storica e numismatica ha prodotto negli ultimi quarant’anni14, per cui in assenza di tesori che includano le emissioni di Ariminum e quelle di altre zecche, per cui sarebbe possibile una seriazione più precisa ed affidabile, dobbiamo affidarci ai pesi, ai tipi, alle eventuali riconiazioni e alle poche attestazioni di ritrovamenti associati ad altro numerario o in strati archeologicamente databili per altra via. Va notato che nel terzo secolo a.C. assistiamo all’estensione del modello monetale di Roma alle altre comunità che si trovano sotto la sua influenza e particolarmente le colonie latine. A questo proposito si possono riscontrare due caratteristiche: da un lato la preferenza alla emissione di serie comprendenti esemplari in bronzo fuso pesante (aes grave) rispetto all’argento ed una presenza dei marchi di valore su quelli emessi15 e dall’altro al loro progressivo adeguamento alla evoluzione del numerario romano. Entrambi questi elementi si riscontrano nelle emissioni della costa adriatica in particolare oltre che a Ariminum anche a Firmum, Hatria, Luceria e Venusia, nella comunità dei Vestini ed anche altrove ad esempio in Val di Chiana16. Così l’uso di segni di valore caratterizza le emissioni anche della colonia di Brundisium, fondata nel 244 a. C., inoltre affinità più strette si possono trovare con lo sviluppo della monetazione di Venusia,che, similmente ad Ariminum, passa da una fase fusa con segni di valore ad una coniata17. Appare chiaro che tutte queste zecche abbiano iniziato ad emettere moneta dopo il contatto con Roma, una convinzione che era già del Mommsen18 e tale orientamento è stato confermato da tutta una serie di studi19, tuttavia il sistema ariminense non si uniforma a quello romano repubblicano pesante,ma sembra inserirsi tra la serie dell’aes grave romano ridotto (gr 270 circa) e quello dell’asse della serie etrusca anepigrafa del tipo della ruota / cratere (asse di gr. 193), che è simile al peso del quincunx (193 gr), cioè leggermente più leggero di quello contemporaneo a Roma. Date queste premesse e queste
14. Infatti punto di arrivo delle conoscenze dell’ottocento e punto di partenza dei nuovi studi rimane il contributo di F. Panvini rosati, La monetazione di Ariminum, Studi Romagnoli, XIII, 1962, p. 159-173, ristampato in G. Pisani sartorio (éd.), Monete e medaglie. Scritti di Francesco Panini Rosati, vol. I-II, Suppl. al n. 37 del Bollettino Numismatico, Roma, 2004. 15. A. Burnett, La monetazione di Venosa e il suo rapporto con quella delle coeve colonie latine dell’area adriatica, in M. salvatore (éd.), Il Museo Archeologico Nazionale di Venosa, Matera, 1991, p. 29-38. 16. G. Gorini, La monetazione, in S. Fortunelli (éd.), Il museo della città etrusca e romana di Cortona. Catalogo delle collezioni, Firenze, 2005, p. 363-372. 17. A. Burnett, La monetazione di Venosa, op. cit. 18. T. MoMMsen, Histoire de la monnaie romaine, tr. Blacas, Paris, 1865, vol. I, p. 192, notizia già ripresa da L. tonini, Sull’antichità dell’asse librale riminese. Osservazioni letterate alla R. Deputazione di Storia patria in Bologna, Rimini, 1872, p. 5-6. 19. Si veda per tutti il recente HN, terza ed. un sintesi della bibliografia su questa zecca è raccolta anche da SNG France, 6, I, Paris, 2003 a cura di A. R. Parente.
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somiglianze non casuali, si comprende come non sia stato emesso il pezzo più pesante, da 10 once (Asse), che sarebbe stato un nominale troppo al di fuori della realtà economica di Ariminum, quale risultava negli anni successivi alla deduzione coloniale, ma si preferì emettere solo il pezzo da cinque once, pur utilizzando il sistema ponderale in uso localmente. Tuttavia emettendo questo divisionale si cercò che potesse armonizzarsi con il peso della moneta romana contemporanea con la quale sono documentati ritrovamenti associati. Ritengo pertanto che una data anteriore alla fondazione della colonia sia decisamente improponibile20, in quanto, come aveva già ben visto la Cesano21 per le emissioni italiche adriatiche: “tutte le serie ebbero inizio sotto l’influsso e ad imitazione di Roma”22 e a questa conclusione concordano il Crawford23 e il Parise24, oltre che lo Zuffa25 per quanto concerne limitatamente la colonia di Ariminum. La stessa HN suggerisce una datazione tra il 268 e il 225 a.C.26, che va certamente accettata in senso lato27. Inoltre, stando alle deboli testimonianze archeologiche emerse dagli scavi negli strati precedenti alla colonia28 non esisteva una Ur-Ariminum29, che avesse un’autorità politica e una dimensione ‘statale’ tale da emettere delle monete che avessero un rapporto tra loro e che rispondessero ad un sistema metrologico condiviso da altre comunità dell’area adriatica, per cui si dovrà concludere che l’inizio della monetazione sia avvenuto su impulso delle autorità romane, dopo la fondazione della colonia stessa.
20. Contra da ultimo E. erColani CoCCHi, Il territorio di Ariminum avamposto della colonizzazione, in E. erColani CoCCHi, A. L. Morelli, D. neri (éd.), Romanizzazione e moneta. La testimonianza dei rinvenimenti dall’Emilia Romagna, Firenze, 2004 (= Quaderni di Archeologia dell’Emilia Romagna, 10), p. 29-42 (p. 39 che riassume la vasta bibliografia precedente sull’argomento). 21. L. Cesano, La monetazione delle città adriatiche dei Senones e del Piceno nell’età preromane, op. cit. 22. L. Cesano, La monetazione, op. cit., p. 136. 23. M. CrawFord, CMRR, p. 43-47. 24. N. Parise, Libbre e bronzo librale nell’Italia antica, in C. aMPolo et al. (éd.), Italia ommnium terrarum parens, Milano, 1989, p. 581-599. 25. M. zuFFa, Nuove scoperte di archeologia e storia riminese, Studi Romagnoli, XIII, 1962 (ma 1964), p. 85 ss.; id., I Galli sull’Adriatico, in I Galli e l’Italia, Roma, 1978, p. 138-162. (p. 143). 26. HN, p. 17 27. Cf. in particolare le riflessioni relative al peso della libra in Etruria, ma valide anche per riflessioni la zecca di Ariminum di J. MorCoM, NC, 2002, p. 433. Per un quadro d’insieme delle zecche italiche v. A. Burnett, Coinage and currency in Italy from Hannibal to Augustus, AIIN, 29, 1981 [1983], p. 125-137; id., La documentazione numismatica, in Tramonto della Magna Grecia. Atti del 44o convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto, 24-28 settembre 2004, Taranto, 2005, p. 161-178. 28. Vedi in particolare la relazione di M. G. Maioli, Resti di un insediamento preromano a Rimini: Lo scavo all’ex convento di S. Francesco. Relazione preliminare, in Celti ed Etruschi nell’Italia centro-Settentrionale dal V sec. a . C. alla romanizzazione, Atti del Colloquio Bologna 1985, Imola, 1987, p. 381-392. 29. J. ortalli, Ur-Ariminum, in F. lenzi (éd.), Rimini e l’Adriatico nell’età delle guerre puniche. Atti del Convegno Internazionale di Studi Rimini, 25-27 marzo 2004, Imola, 2006, p. 285-311 (p. 294-295).
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A questo punto ritengo che la prima serie della monetazione di Ariminum non può che essere datata durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) ed essere nata per un impulso romano, ma con una propria autonomia ponderale, per rispondere alle esigenze dell’area monetale adriatica e più in generale dell’ager Gallicus, con cui la popolazione preesistente la formazione della colonia si trovava ad aver relazioni economiche e di scambio. A queste conclusioni spinge anche, come vedremo, la tipologia dei due spezzati da cinque e quattro once, che riflettono motivi militari (scudo e spada con fodero) sulle loro facce. Il fatto che la serie fusa sia anonima, similmente ad altre serie etrusche e italiche30, documenta come anche ad Ariminum si senta il riflesso della monetazione di Roma che nelle sue prime fasi fuse è in parte anonima a conferma di una circolazione locale, all’interno di una comunità che non abbisogna dell’indicazione dell’autorità emittente, in quanto ben nota a tutti gli utenti del nuovo mezzo di scambio. Il rapporto con la monetazione romana si manifesta maggiormente nel 241 a.C. quando anche ad Ariminum31, dopo la fine della Prima Guerra Punica, si ha una riduzione del piede monetale delle monete fuse. Infatti da questo momento il peso standard dell’esemplare da cinque once si accosta a quello del semisse romano (135 gr)32 con una riduzione che potremmo definire quadrunciale, cioè si porta il peso del quincunx al peso del quadrunx e conseguentemente si riducono le frazioni, ivi compresa la semiuncia fusa (figura 1), facendo di fatto riferimento ad un asse teorico ‘adriatico’ di gr 280 circa, simile al peso dell’asse romano ridotto e si introduce una semiuncia coniata (figura 2).
Figura 1 - Ariminum, semiuncia fusa gr 20,1, diam. 26 mm. Asta Artemide, 2005, n. 36 = R. Bertozzi, La monetazione di Ariminum, opuscolo stampato in proprio, Rimini, 2005, tav. II.
30. G. Gorini, La monetazione, op. cit., n. 15, p. 363-372. 31. Naturalmente il riferimento va alla riduzione monetale attuata da Roma M. CrawFord, RRC, p. 44, forse da porre in relazione a quella di Ierone II a Siracusa (M. CaCCaMo CaltaBiano, Le riforme monetali siracusane e l’economia di guerra, in M.CaCCaMo CaltaBiano, B. CarroCCio, E. oteri (éd.), Siracusa ellenistica. Le monete ‘regalo’ di Ierone II, della sua famiglia e dei Siracusani, Soveria Mannelli, 1997, p. 128-132) e sono noti gli interessi di Ierone II in Adriatico (G. Gorini, Aspetti della presenza della moneta greca in Adriatico, in L. BraCCesi, S. GraCiotti (éd.), La Dalmazia e l’altra sponda. Problemi di archaiología adriatica, Firenze, 1999, p. 172; G. Millino, Ierone II, Roma e l’Adriatico, Hesperìa, 17, 2003, p. 105-127). 32. M. CrawFord, RRC, p. 43
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Figura 2 - Ariminum, semiuncia coniata. Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, Auction 85, 26 November 2009, n. 51.
La supposta riduzione ponderale si rende necessaria proprio per spiegare, in maniera razionale, la caduta di peso notevole per esemplari che presentano la stessa tipologia e lo stesso valore nominale e che molto difficilmente avrebbero potuto circolare insieme, per cui ritengo che da questo momento la monetazione di Ariminum segua le vicende della moneta di Roma, compreso il passaggio alla coniazione per il nominale minore della serie: la semiuncia. Infatti si può ipotizzare che anche ad Ariminum, come avvenne a Roma, vi sia stata una riduzione per cui il peso della quincuncia, circa gr 190/189,5 fu fatto uguale a quello della quartuncia, cioè gr 151,50. A questo punto partendo da questa nuova base, si ottiene un’oncia ‘ridotta’ di gr. 30,3, base dei nuovi pesi delle monete e cioè c. gr 90,9 per la teruncia, gr 60,6 per la biuncia e gr 15,15 per la semiuncia fusa33 e poco dopo anche coniata. Queste monete inoltre circolarono per un certo periodo di tempo contemporaneamente come del resto avveniva a Roma, si veda, ad esempio, l’emissione Crawford n. 27 che comprende esemplari fusi ed esemplari coniati. Fu in questo momento, cioè il 241 a.C., alla fine della Prima Guerra Punica, che venne anche introdotta la nuova semiuncia, con una nuova tipologia, anche se legata a quella degli esemplari fusi. Inoltre questa nuova moneta venne coniata e non più fusa, a somiglianza della riforma a Roma. Successivamente anche la semiuncia coniata subisce una svalutazione e con la riforma dell’asse romano sul piede semilibrale del 21734 a.C. si adegua alle altre seminunce presenti nell’area adriatica, prima tra tutte quella di Roma di cui si possono richiamare le seguenti. Mercurio/Prora (C. 38/7) e Busto femminile /Cavaliere (C. 39/5). La prima ha un peso che oscilla tra un massimo di gr 9,32 ed un minimo di
33. Si noti in particolare anche le affinità tipologiche tra il R� della semiuncia ariminese, la affinità conchiglia e quella simile del Dritto del sestante (M. CrawFord, RRC, 25/8) del medesimo periodo. 34. M. CrawFord, Ancient devaluations: a general theory, in Les “devaluations” à Rome. Époque républicaine et impériale, Rome 13-15 novembre 1975, Roma, 1978, p. 147-155. Inoltre sulle difficoltà economiche di Roma nella Seconda Guerra Punica, che portarono alle successive svalutazioni della moneta bronzea vedi M. CrawFord, Coinage and Money under the Roman Republic, Italy and the Mediterranean Economy, London, 1985, p. 60-62.
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gr 4,3135, la seconda tra gli 8,20 e i 4,3436 ed entrambe si collocano tra il 217 e il 215 a.C. quindi un po’ dopo quelle di Ariminum,ma pur sempre, a mio avviso, in un medesimo orizzonte cronologico, nel quale si possono collocare anche le semiuncie di Ancona37, recentemente alzate nella loro cronologia al 225 a.C. sulla scorta di un possibile rapporto con il bronzo riformato di Ierone II38. In questi anni, infatti, era avvenuta una ulteriore riduzione dell’asse romano repubblicano39 che il Crawford è incline a collocare dopo la battaglia del Trasimeno nel 217 a.C., dopo un anno di sconfitte40. La scelta dell’anno 217 a.C. per questa nuova riforma ad Ariminum per la semiuncia coniata non è senza significato, se il console di quell’anno assunse la sua carica proprio a Rimini e non a Roma41 e Livio ricorda il comportamento tracotante di Flaminio causa di sciagure per la città e per Roma, tali da comportare un ricorso al Santuario di Diana, secondo un’acuta interpretazione di Braccesi42. Una conferma di tutto questo quadro cronologico, si ha considerando con particolare attenzione gli scarsi ritrovamenti in cui la moneta di Ariminum appare associata con numerario romano o in cui esemplari fusi e coniati sono stati rinvenuti nello stesso strato archeologico. Iniziamo dal ritrovamento dell’area di palazzo Pugliesi43, dove si è rinvenuto un quadrante della serie fusa di Roma D/Mano R/Mano sinistra databile al periodo 269-266 a.C.44 e del peso di gr 72,2045 associato con un biunx riminese del peso di gr 77,50, che conferma
35. Pesi rilevati dai 346 esemplari schedati dall aeBerlin, in Aes grave, p. 112-115. dall’H 36. Pesi rilevati dai 79 esemplari schedati dall aeBerlin, in Aes grave, p. 140-141. dall’H 37. M. asolati, Per la storia di Ancona greca: elementi di datazione della monetazione, Hesperìa 9, 1998, p. 141-152 (p. 147). 38. R. rossi, La monetazione di Ankon: indizi per una nuova cronologia (in c. di s.). Ringrazio l’autore per avermi mostrato questo studio in anteprima. 39. liv. XXI, 16, 3-6; cf. M. CrawFord, War and finance, JRS, 1964, p. 29-32. 40. M. CrawFord, RRC, p. 43, n. 4. 41. liv, XXI, 63, 14. 42. L. BraCCesi, Ariminum un profilo storico, in Rimini Museo Archeologico. Rimini imperiale II e III secolo, Rimini, 2003, p. 36-37. 43. G. riCCioni, Materiali rinvenuti nell’area del palazzo Pugliesi, in Arte e civiltà romana nell’Italia Settentrionale dalla repubblica alla tetrarchia. Catalogo II, Bologna, 1965, p. 122123. Il ritrovamento avvenne insieme a ceramiche ellenistiche della seconda metà del III sec. a.C. in uno “strato argilloso“(p. 122), che richiama un analogo strato rinvenuto nello scavo del palazzo Battaglini, insieme a “monete arcaiche” (p. 111) e ceramiche riferibili al III-II sec. a.C., il tutto coerentemente con la nostra cronologia. Nulla aggiungono E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico dell’età antica, op. cit., n. 2, p. 211-223 (p. 213), idee ribadite in La moneta fusa nell’economia dell’Italia antica, in F. M. vanni, S. Bussi (éd.), La moneta fusa nel mondo antico. Quale alternativa alla coniazione?, Arezzo, 19-20 settembre 2003, Milano, 2004, p. 119-159 (p. 145-152); M. Biordi, I materiali numismatici di età romano-repubblicana conservati nel museo della città di Rimini, in Pro poplo arimenese, Faenza, 1995, p. 417-436 (p. 428). 44. M. CrawFord, RRC, n. 21/4. 45. Questo peso del quadrante presuppone un asse di gr 265 ( (RRC, p. 138) e con una datazione che si accorda pienamente con la nostra ricostruzione delle vicende della zecca di Ariminum.
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lo stretto rapporto tra le due monete come proposto più sopra. Tale contiguità di relazione con il numerario romano è anche confermata dai ritrovamenti di monete romane della serie dell’aes grave e delle successive riduzioni avvenuti a Rimini e nel suo territorio46. Altro punto fermo nella cronologia delle emissioni di Ariminum è stata considerata la scoperta di un deposito votivo accanto alle mura della città per il quale si è proposta una cronologia insostenibile allo stato attuale delle nostre conoscenze e cioè una proposta delle emissioni fuse anteriormente alla deduzione della colonia latina ed il passaggio a quelle coniate al 268 a.C. con la fondazione della città, per cui le mura sarebbero databili a questi anni47. Purtroppo l’analisi archeologica corretta ed accurata di cui va atto all’autore, poggia su alcuni presupposti non dimostrati, come ha già acutamente osservato il Vitali48. Infatti “la solida datazione stratigrafica […] a conferma del fatto che la cinta difensiva di Rimini è stata eretta in un momento assai precoce, contestualmente o immediatamente dopo la fondazione della colonia”49 non trova alcun fondamento obiettivo in dati di scavo o tecnico costruttivi o archeologici, se non sulla presenza di materiale numismatico, la cui cronologia però è stata accettata acriticamente. Infatti le monete coniate riminesi non possono risalire, a mio avviso, ad oltre il 241 a.C. in quanto non esiste alcuna moneta coniata del medesimo peso, né a Roma, né nelle altre zecche etrusche e italiche dell’ Italia Centro-meridionale
46. E. erColani CoCCHi, Il territorio di Ariminum, op. cit., n. 2, p. 29-42, Catalogo, p. 130-133. A questi esemplari si possono aggiungere dal recupero Soprani (15/7/1963): 2 sestanti e 2 oncie sestantali romane repubblicane; da San Giuliano Mare, deviazione del fiume Marecchia, (1/21933): 1 sestante e 1 semiuncia della serie semilibrale e 1 oncia sestantaria; 1 asse sestantario dalla deviazione Marecchia (d/173); ed 1 dalla casa ex Battaglini, Rec. Nisi 1961 e 1 oncia (N/44); 1 asse sestantario dal Palazzo Diotallevi, vano M(N/12). Ringrazio sentitamente il dr. M. Biordi per la generosa segnalazione di questi dati inediti. 47. J. ortalli, Le mura coloniali di Ariminum e il deposito monetale di fondazione con semiuncia a “Testa di Gallo”, Études celtiques, XXVII, 1990, p. 103-118 e id., Nuove fonti archeologiche per Ariminum: monumenti, opere pubbliche e assetto urbanistico tra la fondazione coloniale e il principato augusteo, in A. CalBi, G. C. susini (éd.), Pro poplo arimenese, Faenza, 1995, p. 475-480; id., Rimini: la città, op. cit. Il deposito votivo con la presenza della deposizione di un cane trova ora confronto in un’altra deposizione a carattere sacrale di due cani, di cui uno senza testa, avvenuta a Padova in uno scavo cittadino (I colori della terra. Storia stratificata nell’area urbana del Collegio Ravenna a Padova, in F. Cozza, A. ruta seraFini (éd.), Arch.Veneta, 27-28, 2004-2005 [2007], p. 93-96 a cura di C. rossiGnoli). 48. D. vitali, I Celti da Rimini al Po osservazioni e spunti per una discussione, in Storia di Bellaria-Bordonchio-Igea Marina. Ricerche e studi sul territorio dalle origini al XIII secolo, Rimini, 1993, p. 65-83 (p. 78-83). Tra l’altro J. Bonetto, Mura e città nella Transpadana romana, Portogruaro, 1998, circa l’inquadramento cronologico delle cinte murarie, nota come “le notizie dei rinvenimenti non sono corredate da precisazioni stratigrafiche e una percentuale significativa dei circuiti è quindi forzatamente datata sulla sola base di considerazioni storiche generali di non assoluta affidabilità” (p. 22) e questo sembra valere anche nel caso di Rimini, in cui si è preso il dato numismatico acriticamente, trasponendolo in ambito storico con conclusioni non condivisibili. 49. J. ortalli, Nuove fonti archeologiche, op. cit., p. 478.
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precedente questa data50. Invece secondo una congettura, molto plausibile, la data di costruzione delle mura andrebbe ricondotta agli anni 240-220 a.C.51 ed in questo caso si renderebbe giustizia della cronologia corretta per le due serie monetali riminesi, potendosi datare il donario con la consacrazione delle mura, verosimilmente al termine dell’operazione, negli anni intorno al 236 a.C.52. Infatti bisogna ricordare che nella storia di Ariminum, come già avvertiva il Mansuelli53, “la prima dura prova fu sostenuta nel 236 a.C.”54 quando i Boi e Galli Gesati55 mossero su Ariminum, per cui, è da supporre che, dopo aver superato questa prova certamente drammatica, i coloni molto probabilmente decisero di consacrare le mura della città negli anni 236/235 a.C. circa56. Una occasione per una rapida conclusione dei lavori può essere stata anche lo scontro con i Galli: Telamone 225 a.C. e conquista di Mediolanum nel 222 a.C. La consacrazione delle mura precederebbe di qualche anno la conclusione della Via Flaminia (220 a.C. circa), per cui è molto probabile che il rito “di fondazione” si sia svolto proprio in questi anni. Infatti data la contiguità di numerario fuso e di quello coniato, l’avvenimento va posto alla fine del 237 a.C. o all’inizio del 236 a.C. Infatti al 241 a.C. abbiamo datata la riforma monetale quadrunciale che introduce la moneta coniata anche ad Ariminum sul modello di quello che era accaduto a Roma57.
50. Cf. N. K. rutter, Historia Numorum, London, 2001, alle schede relative delle zecche italiche, le date iniziali e/o terminali vanno, a mio avviso abbassate di alcuni anni o almeno di 20 anni, secondo lo schema seguente: Ancona 300-250 a.C. (cronologie proposte 225-205 a.C). Rimini 268-225 a.C. (cronologie proposte 264-210/205 a.C). Firmum 264-225 a.C. (cronologie proposte 264-225 a.C). Hatria 275-225 a.C. (cronologie proposte 275-225 a.C). Vestini 275-225 a.C. (cronologie proposte 275-225 a.C). Iguvium 280-240 a.C. (cronologie proposte 260-220 a.C). Tuder 280-240 a.C. (cronologie proposte 270-220 a.C). 51. D. vitali, I Celti e i Romani, in Storia di Bellaria, Bordonchio – Igea Marina, Rimini, 1993, p. 78 ss. 52. L’aggravarsi delle vicende della Seconda Guerra Punica possono aver indotto a questa cerimonia di consacrazione. Cf. F. CeCi, L’interpretazione di monete e chiodi in contesti funerari: esempi dal suburbio romano, in Culto dei morti e costumi funerari romani, Atti del convegno, Roma 1-3 aprile 1998, Roma, 2001, p. 243 256. 53. G. A. Mansuelli, Ariminum (Rimini), Regio 8. Aemilia, Roma Istituto di Studi Romani 1941, p. 26. 54. PolyB. II, 21 55. Cf. PolyB. II, 21, 4-6; zon. II, VIII, 18; V. CiCala, Il culto di Diana, in Rimini divina, Rimini, 2000, p. 44. 56. Il Vitali parla di costruzione delle mura ( cit., p. 81), tuttavia sembra molto strano che (op. la colonia romana sia rimasta per oltre vent’anni senza mura, più verosimile pensare ad una consacrazione, posteriore alla erezione delle mura stesse. 57. M. CrawFord, RRC, p. 40-44 e p. 627, n. 1. Cf. anche H. B. MattinGly, Coinage and the Roman State, NC, 137, 1977, p. 203.
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Conferma di questi avvenimenti si verifica proprio nel deposito “di fondazione” delle mura58 di Ariminum, in cui la semiuncia fusa pesava gr 17,1 e le due semiunce coniate rispettivamente gr 6,2 e 5,659, il che induce a ritenere questo deposito deposto negli anni 236 a.C. circa in quanto il peso delle semiuncia coniata riminese corrisponde a quello della analoga moneta romana della riduzione semilibrale. Infatti il deposito, presentando contemporaneamente monete fuse e coniate, testimonia come le due monete per un certo periodo abbiano circolato contemporaneamente dopo la riduzione quadrunciale e questo può ben essere stato il momento terminale della costruzione della mura che si armonizza molto bene se poniamo al 241 a.C. circa l’inizio delle monete coniate e quindi possiamo collocare il deposito di “fondazione” o meglio di consacrazione delle mura, forse al termine della costruzione nel 236 a.C. nell’imminenza dello scontro con le truppe dei Celti. Infine un interessante testimonianza potrebbe provenire da alcuni esemplari di bronzetti coniati di Ariminum riconiati su tipi di difficile identificazione. Mi riferisco in particolare agli esemplari del Museo Archeologico di Rimini nn. D/142 e D/148 per cui si potrebbe pensare ad una riconiazione su un triente di Roma (gr 4,96), sul modello ad esempio delle monete di Venusia dove abbiamo un terminus post quem del 210 a.C., almeno per la fine di questa serie60. Altre sono forse su di su sestante romano (C. 97/20b) o su di un sestante di Brindisi (esempio SNG. France, I, n. 157 su SNG, France, n. 1490/1491). Si tratta di riconiazioni non chiare e poco sicure, per cui questo elemento ne inficia la prova documentaria, ma certamente gli esemplari citati denotano la presenza di un riconio e sarà questa una strada da intraprendere in futuro, con un più accurato esame degli esemplari disponibili, per meglio definire i limiti e la portata della monetazione coniata di Ariminum. Concludendo, se teniamo presente il quadro cronologico del aes grave romano, secondo la ricostruzione del Crawford61, passando dalle serie pesanti a quelle alleggerite e le confrontiamo con quelle di Ariminum, possiamo proporre lo schema seguente:
264-242 a.C. Ruota (RRC, n. 24, asse gr 272 c.) 241 a.C. Serie leggere Giano / Mercurio 241-235 a.C. Tipi vari /ROMA 225-217 a.C. Serie librale della prora 217 a.C. Semilibrali (RRC, n. 38; asse gr 132 c.)
ROMA
Gallo/scudo (193 gr /asse gr 380 c.) asse 280 c. Gallo/scudo (140 gr); Vulcano/guerriero coniato Vulcano/guerriero coniate ridotte
RIMINI
58. Cf. S. stevens, Charon’s obol and other coins in ancient funerary pratice, Phoenix, 45, 1991, p. 215-229; per un recente ritrovamenti di un altro deposito di fondazione con 3 denari tardo repubblicani ed augustei v. C. Perassi, Ricerche archeologiche nel cortile dell’Università Cattolica. La necropoli tardo antica. Atti delle giornate di studio Milano, 25-26 gennaio 1999, Milano, 2001, p. 102-103 con bibliografia specifica. 59. J. ortalli, Le mura coloniali di Ariminum, op. cit., n. 46, p. 118. 60. A. Burnett, La monetazione di Venosa, op. cit., n. 14, p. 32 61. M. CrawFord, RRC, 1974, p. 44
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L’ultima riduzione a Roma e ad Ariminum avviene nel periodo annibalico, con cui lì a poco termina anche l’attività della zecca essendo venuta a mancare l’esigenza di effettuare pagamenti una volta terminata la guerra ed entrata la colonia nel sistema monetale romano repubblicano62. Quest’ultima riduzione, in concomitanza con quella semilibrale romana, potremmo definirla ‘terunciale’ in quanto il peso dell’asse teorico di riferimento si avvicina ai valori di 114 gr, ma le monete ben presto si adeguano al peso delle semiuncie romane e di tutta l’area adriatica con cui si trovano a dover dialogare. Termina così la lunga storia delle svalutazioni della moneta di Ariminum, in stretta connessione con quelle documentate per la moneta romana. Questo quadro di riferimento è lo schema all’interno del quale riteniamo che debbano inserirsi le serie fuse e coniate riminesi. Va tuttavia osservato che il criterio del peso non è un criterio cronologico assoluto e probante, infatti sappiamo come sarebbe erroneo utilizzare solo questo elemento per giungere ad una classificazione cronologica delle emissioni del III e del II sec. a.C.63. Nel nostro specifico caso gli standard ponderali individuati per le diverse emissioni, ad esempio, non sempre si accordano con quelli in vigore a Roma, almeno per le prime emissioni, le più pesanti, mentre si può agevolmente ritenere che le altre della ‘riduzione quadrunciale’ si accordino con la riduzione ponderale di Roma conseguente della Prima Guerra Punica. Comunque, se ribadiamo, è difficile ritenere che questa zecca abbia iniziato ad emettere moneta prima di Roma, si deve convenire che l’emissione sia avvenuta o in contemporanea o, come preferisco, leggermente dopo la deduzione della colonia c. il 264 a.C., per cui questo criterio pondometrico può fornire solo una indicazione generica e di riferimento64. Infatti nel terzo secolo a.C. molte città etrusche ed italiche emettevano moneta in bronzo fuso come Roma e a loro volta queste serie hanno seguito a grandi linee l’evoluzione delle serie romane repubblicane, passando da una fase “librale” ad una fase “semilibrale”65. Appare quindi probabile che la caduta dei pesi anche in queste serie abbia seguito quella della madrepatria. Va considerato anche che l’esperienza monetale del bronzo fuso etrusco e romano nascono separatamente66 su di una base duodecimale, mentre quella di Ariminum e di altre aree dell’Italia centrale ed adriatica si rivolgono al sistema decimale67.Così se in base ai valori ponderali abbiamo distinto due fasce cronologiche, la prima cui appartiene la serie delle monete fuse ed una seconda cui appartengono le monete coniate più leggere, tale distinzione
62. A. Burnett, La documentazione numismatica, op. cit., n. 26, p. 170-172. 63. A. Burnett, La monetazione di Venosa, op. cit., n. 16, p. 34. 64. �edi per i problemi di serie affini T. HaCkens, La métrologie des monnaies étrusques des affini plus anciennes, in Contributi introduttivi allo studio della monetazione etrusca. Atti del V convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici, Napoli, 1975, Roma, 1977, p. 221-272 (p. 221-225). 65. P. MarCHetti, Les réductions métrologiques des monnaies romaines en bronze qui présentent une proue au revers, in Numismatique antique. Problèmes et méthodes, Nancy - Louvain, 1975, p. 75-88. 66. M. CrawFord, CMRR, p. 43, ma anche p. 14-15. 67. N. F. Parise, Libbre, op. cit., n. 23, p. 586-593.
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appare chiara anche osservando il quadro generale della diffusione degli esemplari in oggetto. Infatti il primo gruppo sembra aver avuto una circolazione prevalentemente nella città e nei suoi dintorni, salvo il rinvenimento all’Alcudia de Carlet (Valencia) in Spagna dove nel 1989 è stato ritrovato un Quincunx68 evidente ‘souvenir’ di qualche combattente alla seconda guerra punica; il secondo gruppo invece si diffonde soprattutto a Rimini, come confermano numerosi rinvenimenti cittadini avvenuto in passato69 ed anche un ripostiglio di “una ventina (di monete) sparse, tutte di bella forma talune fior di conio” rinvenuto nel 1869 facendosi la chiavica in Via San Nicola alle falde del Monte Cavallo a circa 2 metri di profondità70. Inoltre si hanno ritrovamenti anche in località vicine come da ultimo l’esemplare rinvenuto a Cattolica, significativamente nelle sostruzioni della ‘via coloniale’ che precedette la Via Flaminia del 220 a.C.71, quindi in perfetto assetto con la datazione da noi proposta. Inoltre la dispersione del numerario coniato avvenne in un’area più ampia dell’Italia centro-settentrionale ritrovandosi, tra l’altro a Suasa “a valle di Castelleone e di San Lorenzo” (Ancona)72 e in diversi santuari italici da Este nel Veneto, a Sarsina e San Cesario in Emilia, a Tortoreto in Abruzzo73, segno di una centralità della zecca e di contatti estesi lungo circuiti legati al movimento di persone e di soldati nell’Italia antica. Rimangono da ipotizzare le possibili cause che possono aver portato alla fusione di queste serie. Certamente va esclusa quella commerciale74, né si può parlare di economia monetale75, tutte chiavi di interpretazioni che non reggono innanzitutto perché emissione anepigrafa e quindi non chiaramente identificabile e riconoscibile al di fuori del confine della città, poi per l’alto valore intrinseco almeno nella prima serie ed infine sulla base del contesto generale della civiltà riminese del IIIo sec. a.C.,che sembra riflettere più una comunità di carattere militare che dedita agli scambi monetali. Mancano a tutt’oggi notizie di ritrovamenti di tesoretti di numerario in argento e gli stessi esemplari erratici in argento sono estremamente rari. Ritengo pertanto che sia più opportuno orientarsi verso le normali cause che determinano l’emissione della moneta nell’antichità, per
68. P. P. riPollès, Un quincunx trobat a l’Alcudia de Carnet (Valencia), Saguntum, 24, 1991, p. 163-165. M. Biordi, Quincunx, op. cit., n. 2, p. 20. 69. Ora ricordati diligentemente da C. ravara MonteBelli, Archeologia e storia di un territorio di confine, Roma, 2008, p. 57-68. 70. M. Biordi, Quincunx, op. cit., p. 22 ove cita L. tonini, Sull’antichità dell’aes librale riminese. Osservazioni letterate alla R. Deputazione di Storia Patria in Bologna, Rimini, 1872, p. 5 e segg. 71. C. ravara MonteBelli, Archeologia e storia, op. cit., p. 61. 72. G. Geronzi, Trovamenti presso il Cesano, Rassegna Numismatica, XXVII, 1930, p. 363 -365. 73. Forse fino a Muro Leccese: A. travaGlini, Inventario dei rinvenimenti monetali del fino Salento. Problemi di circolazione, Roma, 1982, p. 178 74. Sostenuta senza prove ad esempio per una serie etrusca dalla F. M. vanni, La serie etrusca della Ruota, Rassegna di studi del Civico Museo Archeologico e del Civico Gabinetto Numismatico di Milano, fasc. LXVII-LXVIII, 2001, p. 7-71 (p. 23). 75. E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico, op. cit., n. 2, p. 215.
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cui ritengo che inizialmente queste monete siano state fuse principalmente per ragioni militari, divisione del bottino o pagamenti della comunità (noli marittimi, danni di guerra, trasporti e/o sovvenzioni militari etc.) e solo con le riduzioni ponderali successive e soprattutto con l’emissione di quelle coniate, siano state utilizzate come strumento liberatorio. Il passo successivo sarà stato quello di essere disperse, fuori dell’abitato riminese, come offerte per i santuari76 o deposte in tombe, come simbolo di stato sociale77. Va rilevato che se le emissioni fuse erano anepigrafi, segno di una circolazione circoscritta e limitata a persone che ne conoscevano la provenienza, l’indicazione dei valori e la presenza di frazioni nasce dall’esigenza di comporre delle somme precise, piuttosto che pensare ad un uso che potesse favorire le ‘piccole’ transazioni commerciali o di ‘mercato’. Inoltre questi esemplari fusi sono particolarmente pesanti e la loro stessa circolazione, come si è visto, è piuttosto limitata e circoscritta nello spazio78. Altro dato interessante è finora la scarsa testimonianza di ritrovamenti isolati nella campagna, come l’oncia fusa da Bordonchio79. Questi ritrovamenti, a mio avviso, si giustificano solo come depositi casuali o votivi o sepolcrali, quasi i resti di pagamenti effettuati per forniture e servizi alle truppe presenti in zona. Questo sistema di tributi fa riferimento forse ai foedera stabiliti come quelli stretti con le diverse comunità etrusche80 o alle indutiae, che imponevano obblighi ben precisi verso Roma da parte dei contraenti, come sembra confermare successivamente il riconoscimento di Roma81. Le fonti sembrano chiare al proposito se nel 209 a.C. dodici colonie furono costrette a pagare un grosso contributo in uomini ed in denaro alle casse romane82. Accanto a questi pagamenti una possibile causa dell’emissione di queste monete fuse può essere stata il pagamento delle spese per la costruzione della Via Amerina83 che secondo la recente ipotesi di Coarelli84 avrebbe avuto un prolungamento fino a Rimini e solo in un secondo
76. Si vedano gli esemplari delle stipi di Tortoreto, Este, San Cesario etc. 77. Si vedano la tomba di Covignano, area del nuovo seminario, scavo del 1969 Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna in E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico, op. cit., p. 216, 220 ed ora ead., Il territorio di Ariminum, op. cit., n. 2, p. 40. 78. Cf. E. erColani CoCCHi, Il materiale numismatico, op. cit., p. 215, 220 79. D. vitali, I Celti da Rimini al Po. Osservazioni e spunti per una discussione, in Storia di Bellaria-Bordonchio-Igea Marina. Ricerche e studi sul territorio dalle origini al X III secolo, Rimini, 1993, p. 77, del peso di 35 gr circa. 80. �. V. Harris, Rome in Etruria and Umbria, Oxford, 1971, p. 97. 81. liv., XXVII, 10-11: “Signini fuere et Norbani Saticulanique et Fregellani et Lucherini et Venusiani et Brundisini et Hadriani et Firmani et Ariminenses […] harum coloniarum subsidio tum imperium populi Romani stetit”. 82. liv., XXVII, 9, 13-14; XXIX, 15 83. Ameria s.v. a cura di Hülsen, PW, I, 1894, col. 1826 84. F. Coarelli, Colonizzazione romana e viabilità, in La colonizzazione romana tra la guerra latina e la guerra annibalica, Atti del convegno Acquasparta 29-31 maggio 1987, in DArch, VI, 2, 1988, p. 35-48; id., Colonizzazione e municipalizzazione: tempi e modi, in DArch. Ser. III, 10, 1992, 1-2, p. 21-30; id., Perugia e la Via Amerina, in La storia e l’archeologia di Perugia nell’antichità, Atti del Convegno di Perugia del 6-7 Febbraio 2004, in c.d.s.
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momento questo ultimo tratto sarebbe confluito nella nuova via che, voluta dal tribuno della plebe del 232, durante la sua censura (220-219 a.C.) verrà chiamata Flaminia85. Se così fosse si avrebbe la conferma della data da noi proposta per l’inizio della monetazione di Ariminum, poco dopo la fondazione della colonia, in coincidenza della costruzione del collegamento con Roma86. �enendo ora alla iconografia della serie sarà il caso di soffermarsi a riflettere sulla tipologia delle monete dove al dritto compare, a mio parere, l’immagine di una divinità maschile legata al mondo della guerra di ascendenza locale, sulla scia di quanto documentato nella stipe di �illa Ruffi a Covignano, “sito in cui convergono influssi dall’Etruria settentrionale interna che si inseriscono in una compagine centro-italica”87. La devozione in questo caso si rivolge a “numi della guerra” e tale potrebbe essere la divinità gallo-romana del dritto delle monete, sia fuse che coniate. Se questa identificazione è possibile ci troveremmo di fronte ad una rappresentazione di una divinità indigena legata alla guerra che poi si evolverà in �ulcano, l’artefice delle armi nella sua officina, che compare nella serie coniata. Quanto ai possibili confronti con divinità ‘celtiche’ possiamo fare riferimento alla statuetta fittile da San Lorenzo in Strada (Riccione 1866) raffigurante un genio o Demone alato con torques88 e armillae ai polsi del III / II sec. a.C.89 (figura 3), alla statua di pietra di una divinità da Euffigneix (Haute –Marne) I sec. a.C., che presenta il torques e forse i baffi90 (figura 4); alla stele di pietra raffigurante il dio Cernunno, seduto tra Apollo e Mercurio, da Reims (Marne) del I secolo d.C.91, alla statua di divinità guerriera in lamina di bronzo lavorata a sbalzo con occhi incrostati di pasta vitrea di Saint-Maur-en-Chaussée (Oise) del I sec. d.C.92 Accanto a questi confronti si può anche fare riferimento alle due
85. Già il M. CrawFord, La moneta a Roma e in Grecia, Bari, 1982, p. 99 e CMRR, 1985, p. 29 aveva prospettata l’introduzione a Roma delle didramme argentee del tipo ROMANO (RRC, n. 13�1) per affrontare le spese militari e per finanziare la costruzione della �ia Appia tra Roma e Capua. Ad analoghe conclusioni arriva M. Casagrande per le monete di Gubbio (Per uno studio delle monete di Gubbio, Annali Istituto Italiano di Numismatica, 53, 2007, p. 81-114 (p. 92)) per cui si potrebbe estendere l’ipotesi anche per quelle di Rimini, d’altronde sappiamo da Svetonio (Vita Augusti, 30) che Augusto impose di destinare parte del bottino di guerra alla sistemazione della Via Flaminia. 86. Circa il rapporto colonia - costruzione della strada vedi l’esempio eloquente della Via Caecilia evidentemente iniziata in coincidenza della fondazione di Castrum novum: M. P. GuidoBaldi, La romanizzazione dell’ager Praetutianus (secolo III-I a.C.), Perugia, 1996, p. 184, 310. 87. A. FonteMaGGi, O. Piolanti, I luoghi del sacro: testimonianze della devozione nel territorio riminese dalla protostoria, in Rimini Divina, op. cit., p. 15-31 (p. 22, seconda colonna). 88. Sui torques vedi ultimamente: H. Hautenauve, Les torques d’or du second Âge du fer en Europe. Techniques, typologies et symbolique, Rennes, 2005. 89. M. Biordi, Quincunx, op. cit., n. 2, p. 35, ill. XIX. 90. I Celti, catalogo della mostra a Palazzo Grassi, Milano, 1991, p. 505. 91. I Celti, op. cit., p. 513 in questo caso il dio barbato e con torques ha le corna, ma il rapporto con il cd. Gallo delle monete riminesi è molto convincente. 92. I Celti, op. cit., p. 330; M. Biordi, Quincunx, op. cit., p. 29, ill. IX.
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Figura 3 - Statuetta fittile da San Lorenzo in Strada (Riccione), rinvenuta nel 1866, III-II sec.a.C., M. Biordi, Quincunx. Temi iconografici nel marchio della Camera di Commercio Industra Artigianato e Agricoltura della Provincia di Rimini, Rimini s.d. (ma 1996) p. 35, fig. XIX.
statuette bronzee da Cortona di Culsans e di Selvans entrambe con torques e endromidi e riferibili “alla prima metà del III o del II secolo a.C.”93. Altro possibile ipotesi potrebbe essere quella di una identificazione in una divinità indigena locale, forse Arimnus, sorta di divinità fluviale, si pensi alle raffigurazioni del fumi Nilo, Danubio e Tevere, rappresentati come una figura maschile. In ultima analisi possiamo concludere che si tratta del volto di una divinità maschile, molto probabilmente locale ed eponima (Arimnus?) di cui ignoriamo le caratteristiche, ma non certamente di una generica ‘testa di Gallo’. Quanto alla figura della serie coniata e cioè al tipo di �ulcano si tratta di un tipo generalmente raro sulle monete di zecche italiche e siciliane, ma presente in particolare a Mitistrato, Lipari, in Etruria a Populonia e Vetulonia, nel Sannio ad Asernia, mentre a Roma compare in un insolita denominazione il dodrans del 127 a.C.94 e del 126 a.C.95 e su di un denario serrato del 125 a.C.96. Rimane tuttavia una divinità più italica venerata prevalentemente alla periferia del mondo della città di Roma. Al rovescio la figura del soldato con lo scudo ovale,
93. S. Fortunelli, I santuari urbani e suburbani, in Il Museo della città etrusca e romana di Cortona. Catalogo delle collezioni, Firenze, 2005, p. 255-256 e scheda a p. 263-264. 94. RRC 263/2 M. METELLVS M.F. 95. RRC 266/2 C. CASSI 96. RRC 314/1 L.COT e su alcune monete di imitazione spagnola recentemente illustrate da C. stannard, Numismatic evidence for relations between Spain and Central Italy at the turn of the second and first centuries BC, SNR, 84, 2005, p.47-79, p. 55: Vulcan in central Italy, n. 8, 10, 19, 22, e p. 60. Il tipo di copricapo tuttavia va distinto da quello del berretto frigio, per cui vedi: A. savio, Il berretto frigio sulla moneta greca: un viaggio da oriente ad occidente, RIN, 103, 2002, p. 51-69.
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Figura 4 - Statua in pietra di divinità celtica da Euffigneix (Haute-Marne) I sec. a.C., Saint-Germain-en-Laye, Musée des Antiquités Nationales, I Celti, catalogo della mostra, Venezia, 1991, Milano, 1991, p. 505.
rimanda ad un ambiente etrusco e medio-italico97. Da questi elementi possiamo dedurre come siano stati radicati i culti locali, che i Romani avranno cercato di assimilare ai propri ed infatti gli scavi relativamente recenti hanno posto in luce resti di un insediamento preromano a Rimini: lo scavo del ex. Convento di San Francesco98 che sembra confermare una presenza indigena precedente l’insediamento coloniale. Pertanto vista nel suo complesso questa monetazione mantiene una propria autonomia ponderale ed anche tipologica, anzi quest’ultima con la proposta del volto di una divinità locale, conferma ancora di più la volontà di ‘Abstand’ rispetto a Roma, “per circolare in un mercato etnicamente e culturalmente composito”99. Infine con la serie leggera e coniata si affianca a tutta la monetazione medioitalica della fine del III sec. a.C., ma dopo pochi anni anche queste cessarono, così come avvenne per le emissioni di tutte le altre comunità italiche entrate ormai nel dominio di Roma. Tuttavia essa appare come una componente di un certo interesse della vita politica e culturale nonché economica, della colonia romana e risulta destinata a ricoprire un ruolo non secondario nelle vicende monetali della seconda metà del III sec. a.C. nell’Italia centrale.
97. J. GunBy, Oval shield representations on the Black sea littoral, Oxford Journal of Archaeology, 19 (4), 2000, p. 359-365. 98. Vedine la relazione preliminare di M. G. Maioli, Resti di un insediamento preromano a Rimini, op. cit. in Celti ed Etruschi, Atti del Convegno, p. 381-392 e da ultimo J. ortalli, UrAriminum, op. cit., n. 28. 99. D. vitali, I Celti da Rimini al Po, op. cit., p. 82.
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CATALOGO100 La struttura delle emissioni si articola nei seguenti nominali, che sulla base dei segni di valore presenti sulle rispettive facce si possono così riassumere: a) Serie dell’ aes grave fusa pesante (standard librale di gr 380 circa) (264-241 a.C. circa) I.1 Quincuncia101 D� Testa maschile con baffi e torques di una divinità locale, forse Arimnus R/ Scudo ovale e segno di valore ooooo gr 200,40 Asta Artemide, 2005, n. 30 gr 196,40 Berlino, H. gr 193,30 Roma, 1554 gr 193,21 Biordi, n. 1, p. 256 gr 187,35 Berlino, H. gr 185,00 Rimini I.2 Quadruncia102 D/ Testa maschile come sopra R/ Spada e fodero, segno di valore oooo gr 185 Bologna da Covignano gr 163,1 Asta Artemide, 2005, n. 31 gr 158,46 Sternberg, XV, 1985, 176 gr 157,53 Berlino, H. gr 156,60 Berlino, H. gr 142,93 New York, ANS = Sambon, 1907a, 272 gr 139,00 Napoli, 334 I.3 Teruncia103 D/ Testa maschile come sopra R/ Tridente e segno di valore ooo gr 122,10 Rimini (Biordi, n. 2) gr 115,03 Berlino, H. gr 115,00 Copenhagen, 55
100. I dati ponderali sono stati ripresi da A. CaMPana, Umbria: Ariminum, op. cit., n. 4 con poche integrazioni. 101. HN, n. 2. 102. HN, n. 3. 103. HN, n. 4 con variante nei globetti sul Rovescio ora a destar, ora a sinistra del tridente.
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gr 113,25 gr 112,40 gr 112,00 gr 111,40 gr 109,84 gr 107,48 gr 107,20 gr 105,74 gr 104,20 gr 103,08 gr 101,60 gr 100,85 gr 100,00 gr 99,50 gr 96,00 I.4 Biuncia104
Pesaro Museo Oliveriano Sambon, 1907b, 28 Ratto, 1932, 107 Napoli, 335 Milano, 1 Londra, BMC, 1 Roma, 1555 Berlino, H. Sambon, 1907b, 27 Bologna Rimini, 2a Berlino, 1 Paris, 116 = SNG, n. 151 Roma, 1556 Ratto, XXI, 1939, 27
D/ Testa maschile come sopra R� Delfino e segno di valore oo gr 85,75 Sambon, 1907b gr 82,70 Rimini 3 gr 81,20 Ex Coll. Gnecchi = Haeb., n.2 gr 80,50 Bologna gr 77,75 Berlino, H. gr 77,50 Rimini da palazzo Pugliesi gr 77,20 Sotheby, 1925, 83 gr 75,95 Berlino, 2 gr 75,77 Berlino, H. gr 74,95 Milano, 2 gr 74,30 Copenhagen gr 73,94 Londra, BMC, 2 gr 73,48 Glasgow gr 73,41 Aarhus, 28 gr 72,95 Rimini, 3b (Haeberlin, 8) gr 72,90 Parigi, 117 = SNG, n. 152 gr 72,63 Rimini, 3c (Haeberlin, 12) gr 71,70 Berlino, 3 gr 71,70 Vaticano gr 71,50 Roma, 1557 gr 71,41 Londra, BMC, 3
104. HN, n. 5.
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gr 71,11 gr 70,60 gr 69,80 gr 69,20 gr 68,85 I.5. Uncia105
New York, ANS = Cahn, 1911, 254 Torino, 428 Bologna Roma Pesaro
D/ Testa maschile come sopra R/ Rostro a tridente e segno di valoreo gr 39,40 Roma, 1560 gr 39,31 Berlino, ex Kassel gr 38,35 Verona gr 38,27 München gr 38,12 Rimini, 4 (H. 4) gr 37,17 Berlino, H. gr 37,14 Londra, BMC, 4 gr 36,80 San Pietroburgo gr 36,63 Parigi, 118 = SNG, 153 gr 36,53 Berlino, L. gr 36,43 Milano gr 35,70 Copenhagen gr 35,67 Napoli, 336 gr 35,60 Roma, 1561 gr 35,49 Londra, BMC, 5 gr 35,19 Berlino, H. gr 35,10 Firenze gr 35,03 Berlino, H. gr 35,00 Ratto ,1928, 195 gr 34,99 Rimini, 4a (H. 17) gr 34,71 Milano, 5 gr 34,35 Vaticano gr 34,34 Haeberlin 20 = ex Hamburger gr 34,28 Haeberlin 21 = ex Rollin gr 34,20 Asta Artemide, 2005, n. 35 (rostro a s.) gr 34,13 New York, ANS = Hamburger, 1925, 139 gr 34,08 Rimini (rostro a s.) gr 33,22 Berlino, H. gr 32,75 Torino, 429 gr 32,50 Ratto, 194 gr 32,22 Vaticano gr 31,80 Roma, 1560
105. HN, n. 6.
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I.6 Semiuncia106 D/ Testa maschile come sopra R/ Conchiglia gr 27,29 Modena (H.1) gr 24,00 Haeberlin, n.2 = ex coll. Kellner gr 23,05 Berlino, H gr 21,74 H. 4 = ex coll. Garrucci gr 21,72 Milano, 6 gr 20,36 Parigi, 119 = SNG, 154 gr 20,02 Asta Artemide, 2005, n. 36 gr 18,94 Rimini, 5 (H. 6) gr 18,92 Rimini, 5a (H. 7) gr 18,40 Roma, 1563 gr 18,20 Berlino, 6 gr 18,12 Rimin, 5b gr 18,02 Londra, BMC, 6 gr 18,00 Rimini, 5c II. Aes grave serie ridotta quadrunciale (standard gr 280 circa) (241-217 a.C. circa) II.1 Quincuncia gr 153,67 gr 140,94 II.2 Quadruncia gr 128,85 gr 116,54 gr 95,22 II.3 Teruncia gr 95,88 gr 95,45 gr 85,9 New York, ANS Glasgow Asta Artemide, 2005, n. 32 Torino Berlino, H. Berlino, H. (frammentato) L’Alcúdia de Carnet (València)107 Rimini, 1a
106. HN, n. 7. 107. P. P. riPollès, Un quincunx trobat a L’Alcúdia de Carnet (València), Saguntum, 24, 1991, p. 163-165.
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II.4 Biuncia gr 67,20 gr 67,00 gr 67,00 gr 66,90 gr 66,87 gr 66,80 gr 66,80 gr 66,42 gr 64,20 gr 61,54 gr 59,50 gr 59,00 gr 57,10 gr 55,52 gr 54,50 gr 52,58 II.5 Uncia gr 30,85 gr 30,80 gr 30,56 gr 30,30 gr 30,20 gr 29,28 gr 27,13 gr 25,00 gr 24,95 gr 23,89 II. 6. Semiuncia fusa gr 17,80 gr 17,63 gr 17,54 gr 17,50 gr 17,44 gr 17,15 gr 17,10 gr 16,74 gr 16,57 gr 16,35 gr 16,22
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Glasgow, 3 Kunst Münzen, 24, 1984, 6 Ratto, XXI, 1939, 28 Bologna NFA – Leu III, 1985, 206 Sambon, 1907a, 275 Sotheby, 1925, 84 Berlino, H. Asta Artemide, 2005, n. 33 Haeberlin, 27 = ex Hamburger Firenze Sambon, 1907a, 274 Roma, 1559 Rimini Berlino, H. Milano (frammentata) Berlino Roma, 1562 Haeberlin, 28 Bologna Haeberlin, 20 = ex coll. Guiducci Sambon, 1907a, 277 Napoli, 337 Torino, 430 M.u.M., 47, 1972, 122 Asta Artemide, 2005, n. 34 (rostro a d.)
Torino, 431 Sambon, 1907b, 31 Berlino, H. Rimini Berlino, H. Sambon, 1907a, 278 Rimini, deposito votivo lungo le mura Napoli, 338 (H. 17) Asta Artemide, XX, 12 Apr. 2008, n. 37 Bologna Venezia
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gr 15,75 gr 15,60 gr 14,70 gr 13,49
Berlino Asta Titano, 18/1984 Berlino, H. (H.20) Haeberlin, 22 = ex Hamburger
A questa serie segue un unico nominale sempre in bronzo, ma coniato: II.7 Semiuncia108 D/ Testa maschile con pileo a sinistra, forse Vulcano R/ Guerriero andante a sinistra con scudo ovale, lancia e spada; all’esergo ARIMN gr 10,00 gr 8,66 gr 7,96 gr 7,76 gr 7,60 gr 7,36 gr 7,26 gr 7,25 gr 7,16 gr 7,15 gr 7,06 gr 7,02 gr 6,98 gr 6,95 gr 6,93 gr 6,92 gr 6,90 gr 6,90 gr 6,88 gr 6,87 gr 6,86 gr 6,86 gr 6,86 gr 6,86 gr 6,84 gr 6,83 gr 6,67 gr 6,65 gr 6,64
108. HN, n. 8.
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Bologna da Covignano Napoli, S. 366 Parigi, FG 60 = SNG, n. 155 Rimini, 6 Berlino, L. Milano, 7 Rimini, 6a Oxford Berlino, 4 Oxford Auktionshaus H. D. Rauch GmbH, 26 Nov. 2009, n. 51 Rimini, 6b Klagenfurt, 6 Rimini, 6 c �eber, 199 Rimini, 6d Londra, BMC, 8 Rimini, 6e Klagenfurt, 7 Cambridge, M. 144 Basel, 24 Oslo Rimini, 6f Stockholm New York, ANS, 104 Berlino, 6 Lindgren, 153 CNG, El. Auction 130 4 Gen. 2006, n. 130 Asta XVIII Artemide 9 Dic. 2007, n. 7
334
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gr 6,60 gr 6,60 gr 6,49 gr 6,48 gr 6,36 gr 6,28 gr 6,20 gr 6,17 gr 6,15 gr 6,14 gr 6,10 gr 6,93 gr 5,99 gr 5,98 gr 5,88 gr 5,88 gr 5,87 gr 5,85 gr 5,84 gr 5,79 gr 5,75 gr 5,72
Rimini, 6g Sarsina Numismatica Ars Classica, 5 Mar. 2009, n. 481 Toronto Londra, BMC, 7 �eber, 198 Berlino, 1 Milano Napoli, 619 New York, ANS, 101 Copenhagen, 59 Sambon, 1907a, 280 Klagenfurt Parigi, FG 61 = SNG, n. 156 Berlino, 5 Asta Artemide, 18 Dic. 2005, n. 37109 Rimini, 6h Budapest Rimini, 6i Sternberg, XI, 1981, 12 Athens, E.9 Asta Artemide, 18 Dic. 2005, n. 38
III. Serie ridotta terunciale (standard gr 114 circa ) (217-210 a.C. circa) III.1 Semiuncia ridotta D/ Stesso tipo del precedente R/ Stesso tipo del precedente gr 5,71 gr 5,67 gr 5,67 gr 5,63 gr 5,58 gr 5,44 gr 5,37 gr 5,37 gr 5,37 gr 5,35 Rimini, 6k Toronto Aarhus, 29 München, 47 Berlino, 5 München, 46 New York, ANS, 102 Sambon, 1907a, 279 Asta Artemide, XX, 12 Apr. 2008, n. 38 Rimini, 6l
109. Probabile riconio su esemplare non identificabile, piuttosto che “cresta da infrazione del identificabile, conio” come indicato nel Catalogo d’asta.
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gr 5,22 gr 5,16 gr 4,95 gr 4,92 gr 4,80 gr 4,73 gr 4,70 gr 4,63 gr 4,62 gr 4,55 gr 4,44 gr 4,30 gr 4,18 gr 4,15 gr 4,03 gr 3,73 gr 3,63 gr 3,62 gr 3,56 gr 3,50
Rimini, 6m Berlino, 2 Toronto Asta, Aes rude, 4/1979, n. 12 Asta Titano, 28, 1987 Glasgow, n. 1 Glasgow, n. 2 Rimini, 6n Berlino, 3 Oslo Napoli, 620 Napoli Santangelo, 367 Berlino, H. Rimini, 6o Dresden n.266 CNG, El. Auction 139, 10 Mag. 2006, n. 4 New York, ANS, n. 103 Sambon, 1907a, 281 Berlino, L. Napoli, 621
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